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Generazione M: le donne musulmane guidano la “Modest fashion revolution”

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Niente moda o tendenze, ma un fenomeno destinato a fare scalpore perché la modest fashion revolution, con una previsione di spesa di 484 miliardi di dollari entro il 2019, sta diventando la nuova frontiera dei grandi marchi.

 

 

Da mercato snobbato a futuro del business

 

 

Cos’è la “Modest fashion revolution”? Un fenomeno, si diceva prima, e di fatto coincide con quell’interesse da parte della popolazione femminile mediorientale al mondo della moda. Donne che rappresentano delle vere fashion addicted, amano vestirsi alla moda, ma desiderano rispettare le norme del corano. In questo senso l’abaya (la lunga tunica che lascia scoperti solo capo, mani e piedi) e l’hijab (velo che invece lascia scoperto solo il viso) si sono trasformati passando dai colori tradizionali quali nero, bianco e cremisi a tonalità vivaci e fantasie glamour.

È il Medio Oriente che incontra l’Occidente mantenendo le proprie tradizioni e, se da una parte ci sono paesi come Iran e Arabia Saudita che hanno una visione ancora molto rigida dell’abbigliamento femminile, ce ne sono altri come Emirati Arabi e Kuwait che si sono lasciati influenzare dalle mode occidentali. C’è da chiarire una cosa: in questo fenomeno modaiolo non arriveranno mai ad essere di tendenza, o almeno non per il momento, jeans skinny e scollature da capogiro, perché ciò che sta alla base di questa rivoluzione sono gli abiti tradizionali (ri)scoperti in una nuova versione.

Già da qualche anno i grandi marchi, dal canto loro, hanno capito le potenzialità di questo nuovo mercato che dai 266 miliardi di dollari spesi in abbigliamento e accessori arriverà (secondo le nuove stime) entro il 2019 a raddoppiare la cifra, sfiorando i 484 miliardi. Un’occasione che i brand, perché la moda è sì un fatto si costume ma è anche business, non possono lasciarsi scappare e c’è chi ha già dato vita alla propria personale rivoluzione: è il caso di Nike che a marzo scorso ha lanciato il primo Pro-hijab , un velo funzionale per le atlete professioniste; ma ci sono anche Dolce & Gabbana che già ai fashion show dello scorso hanno lasciarono sfilare sulle passerelle i capi di una collezione completamente dedicata alle donne musulmane. Ora, l’ultima frontiera è la Ramadan Collection, in realtà già lanciata nel 2014 da DKNY, cioè una collezione concepita per rispettare tutti i precetti islamici che ha permesso a marchi come Tommy Hilfiger, Oscar De La Renta, Valentino, Prada e brand più mainstream come H&M e Zara di entrare in questo mercato con creazioni appositamente pensate.

 

 

La Modest Fashion come nuova realtà

 

 

La Modest fashion revolution sta diventando un vera e propria realtà. Di fatto, già si svolgono in giro per il mondo summit, incontri, manifestazioni e sfilate come l’Arab Fashion Week che si è imposta come la quinta Fashion Week mondiale dopo NY, Milano, Parigi e Londra. Tra scandali e provocazioni, la rivoluzione della moda in Medio Oriente è ormai iniziata: un fenomeno destinato ad una continua evoluzione e cambiamento proprio come la moda vuole, ma soprattutto destinato a non fermarsi.

 

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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