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Ghosting: lasciare il partner e sparire improvvisamente nel nulla

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Separarsi dal partner provoca nella parte lesa una dolorosa ferita dell’anima: ci si sente delusi, arrabbiati, sviliti e, soprattutto, fa molto male riscoprirsi non più amati e desiderati dall’altro. Come un lutto, la fine di una storia richiede un processo di elaborazione e necessita di tempo, il tempo sufficiente ad accettare che non ci sia più nulla da fare, che attese e speranze debbano essere accantonate, che il proprio stile di vita, a partire dalle più piccole abitudini quotidiane, dovrà essere rivoluzionato per poter poi ricominciare. È un lavoro interiore che è certamente influenzato dalle modalità attraverso le quali avviene la rottura. Non esiste in assoluto un modo “giusto” per dirsi un addio, ma ci sono comportamenti che danno sicuramente spazio ad irrisolti e ad un’angosciante ricerca di un senso, di una spiegazione che possa almeno placare i propri tormenti.

Mettiamo il caso della coppia in cui uno dei due partner decida improvvisamente di interrompere la relazione e che scelga di farlo non mediante una comunicazione diretta, bensì attraverso un’altra persona (un familiare, per esempio) o con un messaggio, o peggio ancora sparendo completamente nel nulla.

Quanto può essere angosciante l’attesa di chi vorrebbe semplicemente capire, dare una spiegazione a questa assenza?

E che senso ha dileguarsi come un fantasma?

Il ghosting (dall’inglese “ghost”, che significa “fantasma”) indica la reiterata tendenza presente in alcuni individui a chiudere le proprie relazioni, quelle serie e quelle meno serie, improvvisamente e senza lasciare alcuna traccia di sé. Da un giorno all’altro e senza che vi fossero evidenti segnali di malcontento nella coppia, la persona non risponde più alle telefonate o può arrivare a cambiare numero per evitare di essere raggiunta, scompare dai social network e si rifiuta di comunicare. In alcuni casi, le continue (e comprensibili) richieste di un confronto da parte dell’altro possono essere fermate attraverso la minaccia di ricorrere ad accuse di stalking, pur di essere lasciati in pace.

Per chi lo subisce, il ghosting ha tutte le caratteristiche di uno shock, di un qualcosa che la psiche non è immediatamente in grado di fronteggiare, e come tale può provocare forti risposte di ansia, di panico e, in alcuni casi, reazioni depressive. Non si ha a che fare, infatti, solo con il dolore della perdita, ma anche con l’insensatezza di un comportamento e con la bruciante constatazione di non aver capito che nella relazione qualcosa non andava.

Ma cerchiamo di comprendere adesso quale potrebbe essere il retroscena psicologico di una simile condotta. Il ghosting può essere interpretato come una fuga da tutto ciò che la fine di una storia comporta e rappresenta: fuga dal proprio dolore, che è sempre presente anche nella persona che prende la decisione e che il contatto con l’altro amplifica, dalle responsabilità, dalla paura del giudizio e dalla vergogna, da possibili tensioni e conflitti. È l’immaturità affettiva che spiega questa tendenza a sparire nel nulla, a tagliare improvvisamente i ponti, a fare intorno a sé morti e feriti senza apparente senso di colpa senza neanche dare all’altro la possibilità di capire, di fare domande, di dire la sua, accanto al tentativo maldestro di proteggersi dal pericolo di essere invaso e destabilizzato dalla tristezza dell’ex partner. Alla base, potrebbe esserci una non riconosciuta paura di amare, di mettersi a nudo e di abbandonarsi all’altro con tutte le conseguenze e i rischi del caso, come essere delusi e feriti, riscoprirsi non amabili o fragili, ecc. Ed è così che, proprio quando il rapporto appare solido e intenso, è preferibile abbandonare i giochi e darsela a gambe senza lasciare traccia.

Che fare, allora? L’amore è una cosa da grandi e non è fatto per chi, di fronte alle proprie paure, sa solo latitare, incapace com’è di rimanere per affrontarle e usarle per crescere. A chi ancora aspetta, non resta che accettare quella fine così com’è, senza trasformare i propri dubbi in ossessioni e senza cedere alle facili lusinghe del vittimismo: meglio voltare pagina, meglio cercare altrove la felicità, quella matura, che richiede presenza e responsabilità.

Valentina Nappo Psicologa e psicoterapeuta individuale e di coppia a Napoli. Ama il suo lavoro, lo sport ed i viaggi e il suo sogno è scrivere un libro sull'amore e sui rapporti di coppia.

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