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Giardino d’inverno: la poesia di Pablo Neruda



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“Giardino d’inverno”, Pablo Neruda, Passigli poesia

 

In questo inizio d’inverno, freddo e grigio, in cui finalmente le stagioni si danno il cambio, leggere un libro di poesie di Pablo Neruda è un ponte tra noi stessi e il mondo. Giardino d’inverno parla con le stagioni attraverso i versi, affrontando i temi cari al poeta.

Sono un libro di neve, una mano spaziosa, una prateria, un circolo che attende, appartengo alla terra e al suo inverno”.

Le sue parole ci dicono del rapporto con la natura e la terra, il ricordo dell’infanzia, la solitudine, il tentativo di comprensione del mondo. Il poeta fa similitudini di cose della vita con aspetti naturalistici, come l’Oceano per la distanza e il ripudio per le negatività del mondo, a esempio – come spiega Giuseppe Bellini nella prefazione – si manifesta nell’umidità; ma il ritorno al mare è sempre un rifugio, una categoria dello spirito.

E’ il liberatore. E’ l’oceano, laggiù, nella mia patria, che m’attende”.

 

La passione di vivere

 

Neruda ha sempre cantato la passione: negli amori, nei sentimenti, nella sua appartenenza al Cile, alle isole, ai suoi ideali di libertà e solidarietà con gli ultimi.

Bisogna camminar tanto per il mondo per constatare certe cose, certe leggi di sole azzurro, il rumore centrale del dolore, l’esattezza primaverile”.

Neruda è un uomo inquieto, testimone partecipe del suo tempo, ricostruttore e sognatore o, come lui stesso si definisce, energico e autunnabondo.

L’inverno è metafora di limite e di contatto estatico e sofferto con la natura.

Ai versi di “Giardino d’inverno”, il poeta affida la denuncia dell’aggravarsi della propria malattia, sperando addirittura di abbandonarsi a un sonno ultimo che è un nuovo incontro con le radici dell’universo.

Solo nel mio recinto primavera manca”.

Il suo giardino invernale riesce a dare, pur nella stanchezza, frutti bellissimi.

E ancora una volta, il mare torna a dare conforto e speranza.

Non c’è libertà per noi che siamo frammento dello stupore, non c’è uscita per questo ritornare a se stesso, alla pietra di se stesso, non c’è più altra stella che il mare”.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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