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“Girl In The River”: il documentario che ha vinto agli Oscar racconta dei delitti d’onore in Pakistan

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A distanza di un paio di giorni, si continua a parlare della notte degli Oscar ma, in questo caso, non per il premio come migliore attore protagonista a DiCaprio o per il film dell’anno a Spotlight. Sono tante le categorie che nella lunga notte di Hollywood ricevono il premio e tra questi c’è quello per il miglio docu-film, premio, a dirla tutta, un po’ messo nell’angolo, dimenticato, forse ritenuto di poca importanza. Poi però, scorrendo la lista dei vincitori ci si accorge che a ricevere la statuetta in questa categoria non è un nome del tutto sconosciuto e che il docu-film racconta qualcosa di cui non si parla mai abbastanza, i delitti d’onore.

Girl in the river: the price of forgiveness è il documentario che ha colpito di più, portandosi a casa l’abito riconoscimento che torna ancora una volta in Pakistan e tra le mani della regista Sharmeen Obaid-Chinoy (vincitrice già nel 2012 per il documentario Saving Face, in cui la giornalista e regista raccontava il dramma delle donne pakistane la cui vita era stata sconvolta dalle aggressioni con l’acido).

 

La storia di Saba

 

Il documentario racconta la storia vera di Saba,  giovane ragazza di 19 anni scappata di casa perché innamorata di un ragazzo di un quartiere molto povero di Islamabad. Il padre di Saba, una volta scoperta la fuga, promette giurando sul Corano che non avrebbe fatto del male a sua figlia se fosse tornata a casa di sua spontanea volontà. Saputolo, la ragazza decide di fidarsi del padre tornando su suoi passi. Purtoppo, le sue sono solo illusioni: non appena chiusa la porta di casa, infatti, il padre e lo zio riprendono a pestarla. La portano al fiume dove le sparano alla testa, l’avvolgono in un telo e la gettano via come spazzatura.

Un miracolo ha voluto che Saba quel giorno non sia morta: il proiettile, infatti, trapassò l’occhio e la bocca senza danneggiare organi vitali. Una storia che in Pakistan è purtroppo all’ordine del giorno: stando ai dati diffusi dalle organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani, sono almeno 1000 le donne assassinate ogni anno dai loro familiari in nome dell’onore. Si parla, in media, di tre omicidi al giorno. Il documentario di Sharmeen ancora una volta costringe lo spettatore a confrontarsi con pratiche ancora troppo diffuse, una dura realtà alla quale non si può voltare la faccia.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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