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Greenpeace denuncia: “Sostanze cancerogene nei prodotti per lo sport all’aperto”

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“Lo sport fa bene alla salute”, “vivere all’aria aperta è tutta un’altra storia”… Quante volte abbiamo sentito frasi di questo tipo? E se, invece,  gli abiti che indossiamo per fare trakking o la tenda da campeggio per le nostre uscite fuori porta ci danneggiassero? È quello che emerge dall’ultimo rapporto di Greenpeace presentato ieri all’IPSO di Monaco, la più importante fiera del settore outdoor in Europa.

Sostanze chimiche dannose per la salute e l’ambiente, infatti, sono state trovate nei prodotti dei maggiori marchi per la vita e lo sport all’aperto. Si parla di capi di abbigliamento ma anche di scarpe, tende, zaini, corde e perfino sacchi a pelo che hanno rivelato un’elevata presenza di acido perfluoroottanoico (PFOA), un composto perfluorurato (PFC) a catena lunga collegato a numerose patologie e malattie gravi come il cancro. I PFC sono composti chimici che non esistono in natura. Una volta rilasciati nell’ambiente si degradano molto lentamente ed entrano nella catena alimentare, causandone la contaminazione. Tracce di PFC sono state trovate perfino in aree molto remote del pianeta e in animali come delfini e orsi polari, oltre che nel sangue umano.

 

Tracce nascoste in tutte le grandi marche: la denuncia

 

Greenpeace punta il dito contro alcuni dei principali marchi del settore, come The North Face, Patagonia, Mammut, Salewa e Columbia che continuano a usare PFC per impermeabilizzare i loro prodotti nonostante “si dichiarino a parole sostenibili e amanti della natura”. L’associazione ha analizzato 40 prodotti, trovandovi PFC in elevate concentrazioni nel 90% dei casi. Solo in 4 prodotti (10%) non sono stati rilevati PFC, “dimostrazione del fatto” – come si legge nel rapporto – “che solo poche aziende si stanno muovendo nella direzione giusta”. Negli ultimi anni molti marchi dell’outdoor hanno abbandonato i PFC a catena lunga a favore di quelli a catena corta, sostenendo che fossero un’alternativa meno dannosa. Eppure, recentemente, più di 200 scienziati da 38 Paesi hanno firmato la Dichiarazione di Madrid che raccomanda di “evitare l’uso di tutti i PFC, inclusi quelli a catena corta, nella produzione dei beni di consumo”.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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