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HPV: prevenzione e cura

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Il ciclo patogeno del virus HPV può essere schematizzato in varie fasi e cioè:

  • fase di infezione: corrisponde al momento in cui il virus HPV penetra
    nell’organismo.
  • fase di latenza: corrisponde al periodo in cui il virus è presente nelle cellule dell’organismo ma non ha dato luogo ancora alla malattia ed ha una durata estremamente variabile
  • fase di persistenza
  • fase di malattia: corrisponde al momento in cui si manifestano le lesioni da HPV che sono rappresentate dai condilomi e/o dalla displasia.

E’ possibile identificare precocemente una lesione genitale “pericolosa” sottoponendosi regolarmente ad un Pap-test o esame citologico cervico-vaginale, un prelievo di cellule dalla superficie del collo e dal canale cervicale dell’utero meglio se abbinato alla ricerca del DNA virale. Gli studi in materia di tecniche di indagine molecolare hanno portato all’evoluzione del pap test, oggi è a disposizione dei medici il Thin Prep – Pap Test che è l’unico metodo di citologia approvato dall’FDA statunitense come “significativamente più efficace rispetto al tradizionale pap striscio cervicale”. II test così concepito aumenta la sensibilità della diagnosi precoce; inoltre, dallo stesso campione, possono essere eseguiti ulteriori approfondimenti diagnostici. Nel Thin Prep, una volta effettuato il prelievo, il medico competente sospende le cellule in un flacone contenente un liquido conservante anzichè strisciarle su vetrino. II flacone viene poi inviato in laboratorio, dove un apposito strumento allestisce il campione eliminando i materiali interferenti (cellule infiammatorie, batteri, sangue). Le cellule sono trasferite su un vetrino in monostrato (strato sottile). Idealmente il momento migliore per eseguire un Thin Prep è due settimane dopo la fine del flusso mestruale.

Per conoscere quale tipo di HPV si è contratto tra i vari conosciuti il miglior è il metodo PCR (HPV-DNA) perché è quello dotato di maggiore sensibilità e specificità e che identifica tutti i tipi di HPV. Se il test è positivo si ricorre allora al DNA amplificato per eseguire la Tipizzazione con il sequenziamento che è il metodo che identifica tutti i ceppi di virus HPV.

Secondo le stime del Ministero della Salute se tutte le donne tra i 25 e i 64 anni effettuassero questo esame ogni 3 anni, i casi di tumore del collo dell’utero diminuirebbero del 90%. Ai predetti test vanno affiancati controlli medici periodici e se necessario, si effettuano biopsie mirate a carico delle mucose genitali (colposcopie), sotto il controllo di un particolare strumento (il colposcopio) che permette la visualizzazione ingrandita dei tessuti esaminati da 6 a 40 volte. Per effettuare la colposcopia è necessario porre in evidenza il collo dell’utero mediante lo speculum vaginale e devono essere applicati dei liquidi reagenti (acido acetico al 5% e soluzione jodo-jodurata) che fanno risaltare le eventuali lesioni o i tessuti anomali che stanno subendo dei processi di mutazione.

 

 

Il Vaccino: è davvero efficace?

 

 

Contro l’infezione da HPV è oggi disponibile un vaccino, che esplica la sua azione protettiva nei confronti dei genotipi responsabili della maggior parte dei carcinomi cervicali (tipi 16 e 18) e delle condilomatosi genitali (tipi 6 e 11).
La vaccinazione è sicura, ben tollerata e in grado di prevenire, nella quasi totalità dei casi, l’insorgenza di un’infezione persistente dei due ceppi virali responsabili attualmente del 70% dei casi di tumore alla cervice uterina.

E’ bene comunque sottolineare che l’utilizzo del vaccino affianca, ma non sostituisce, lo screening con il Pap-test in quanto non copre tutti i tipi di infezioni da HPV.
La vaccinazione contro il Papillomavirus umano (Hpv) si è dimostrata molto efficace nel prevenire nelle donne il carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero), soprattutto se effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale. Oggi sono disponibili due vaccini contro il papillomavirus:

  1. vaccino bivalente – protegge contro i tipi 16 e 18 (i tipi di virus in grado di causare le lesioni pretumorali)
  2. vaccino quadrivalente – offre una protezione anche contro i tipi 6 e 11 (quelli che causano il maggior numero di condilomi).

Entrambi i vaccini hanno un’efficacia elevata, se somministrati prima che la persona sia stata contagiata con il virus HPV, che si acquisisce, di norma, subito dopo l’inizio dell’attività sessuale.
Inoltre inducono una migliore risposta immunitaria nelle persone più giovani. In Italia l’offerta pubblica gratuita della vaccinazione è rivolta alle bambine tra gli 11 e i 12 anni di età, perché in questa fascia è massimo il profilo beneficio-rischio. Il vaccino è altresì disponibile a pagamento in farmacia, previa indicazione e prescrizione del medico, ed è destinato alle donne che non hanno ancora contratto l’infezione da HPV.
Il virus HPV sopravvive per poche ore solo negli ambienti umidi, (ad esempio negli asciugamani) tuttavia muore all’aria aperta e all’esposizione al sole. Ovviamente le comuni precauzioni igieniche quali l’utilizzo di asciugamani personali e la disinfezione del bidet, del water e della doccia, dopo ogni utilizzo, con prodotti ad azione antisettica sono comunque da raccomandare. Per quanto riguarda il lavaggio di indumenti intimi, lenzuola e asciugamani il virus HPV, fortunatamente è molto delicato, viene distrutto dal detersivo e dall’acqua calda oltre i 70 gradi. L’asciugatura del bucato, in ogni caso, distrugge il virus.

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