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“Il coraggio di raccontare i colori delle donne”: danza contro la violenza di genere

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La danza diventa strumento di denuncia e sensibilizzazione. Il coreografo Alessandro Pannone, direttore artistico del centro studi Ale Star Dance, chiude l’anno accademico ed insieme ai colleghi Carmen Russo, Valeria Concillo, Domenico Mele, trova il coraggio per raccontare i colori delle donne. Lo fa in uno spot significativo, in cui le donne parlano di “un filo spinato” sottile, con cui l’uomo cerca di intrappolare la propria libertà e a cui loro stesse dicono “basta”.

La coreografia si pone come veicolo di conoscenza, per gli allievi e per la platea, di un fenomeno, quello della violenza di genere, che fa della donna un oggetto e non un soggetto libero, come accade al contrario nella danza.

Il Centro coinvolge al Teatro Gelsomino di Afragola, il 9 luglio alle ore 20.00, professionisti della moda e del giornalismo, per dibattere “artisticamente” sul femminicidio.

Ale Pannone, che ha lavorato e studiato con professionisti come, tra gli altri: Bill Goodson, Alessandro Papa, Samuel Peron, Samantha Togni, Natalia Titova, Stefano De Martino, Elena D’Amario, Gabriele Esposito, fa del corpo delle donne e della danza di cui esse sono protagoniste il manifesto della femminilità da amare e rispettare per la sua rarità.

 

 

Ale Star Dance, la denuncia del femminicidio parte dalla danza

 

 

Danza, musa o compagna di viaggio? Cosa rappresenta per lei?

La danza è disciplina, lavoro, comunicazione. Con essa risparmiamo parole che magari altri non capirebbero e stabiliamo un linguaggio universale, familiare a tutti.

 

Il 9 Luglio lei dedicherà il suo saggio alle donne vittime di violenza, perchè questa scelta?

Sebbene negli ultimi anni l’attenzione collettiva riguardo il fenomeno della violenza sulle donne sia sensibilmente cresciuta, questa piaga resta ancora poco visibile, essendo la violenza l’esercizio di un potere oppressivo. La scelta del tema (la violenza sulle donne), nasce da una ricerca culturale, visiva, incentrata sul come usare il linguaggio del corpo per sradicare il marcio che circonda le vittime di femminicidio.

 

Ha promosso su You Tube uno spot per il genere femminile. Può l’Arte educare al rispetto più di altri canali comunicativi?

Oggi il web è il canale di ricerca e comunicazione più utilizzato e noi docenti di danza abbiamo voluto inserire questo spot sul canale più cliccato della rete, per combattere questo problema purtroppo ancora frequente. Il nostro intento è di dare forza alle donne nell’affrontare le proprie paure.

 

La danza è grazia, splendore, armonia. Insomma…è donna. Cosa cerca di trarre dal mondo femminile?

La danza è donna, è poesia in cui ogni parola è movimento, simbolo, fascino, sperimentazione, sublimazione delle debolezze; è un immenso spazio di emancipazione per l’universo femminile. La danza si conferma il settore in cui la donna primeggia con tutta la sua essenza, esprimendosi liberamente, dando sfogo a tutto il suo impegno e potenziale.

 

In scena al Teatro Gelsomino cosa dobbiamo aspettarci?

A teatro, nello spettacolo del 9 luglio, noi coreografi (io, Carmen Russo, Valeria Concillo, Domenico Mele), ci siamo impegnati per rappresentare una realtà antica come il mondo, dando voce alle problematiche attuali…un vero colpo di scena non ci sarà perchè l’intero spettacolo sarà un “fulmine a ciel sereno”!

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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