0

Il gender pay gap? Meglio spiegarlo col costo di un cupcake

0
0


Che le lavoratrici donne guadagnino meno dei loro colleghi uomini lo dicono ormai numerosi studi. Ma se accorgersi del gender pay gap è difficile, a meno di non andar a sbirciare nella busta paga del vicino di scrivania, ad accendere i riflettori sulla questione è stata di recente la campagna di un sindacato studentesco femminile australiano.

È successo alla University of Queensland: qui durante la settimana dedicata alle questioni di genere, le responsabili del sindacato hanno organizzato una particolare vendita di torte e biscotti. Se vi state chiedendo cosa c’entri un banchetto di dolci con le differenze salariali tra uomini e donne, forse vi servirà ricordare che da sempre il prezzo dei prodotti alimentari è considerato un indice del tenore e del costo della vita nei diversi paesi (uno degli esperimenti più famosi, a proposito, è con l’iconico Big Mac, ndr). Le volontarie australiane, così, hanno fissato prezzi diversi per crostate, bignè e cupcake a seconda del sesso e dell’occupazione degli acquirenti.

In concreto? Il prezzo iniziale del singolo prodotto da forno era di un dollaro per gli studenti uomini, ma poteva scendere fino a 55 centesimi per una studentessa di colore di una facoltà tradizionalmente considerata ‘maschile’ (quelle legali o scientifiche per esempio, ndr).

 

Non solo discriminazioni di genere, la prova cupcake funziona anche con disabili, lgtb, gruppi minoritari

 

Una provocazione, quella dei cupcake dal prezzo differenziato, che aveva come obiettivo sensibilizzare sulle discriminazioni di genere sul posto di lavoro che, confermano i dati, sono ancora tutt’altro che risolte in tutti gli ambiti lavorativi e a qualsiasi livello professionale. Provocazione che è stata accolta positivamente da molti frequentatori del college, anche di sesso maschile: “la maggior parte degli uomini che si è avvicinato al banchetto dei dolci ha mostrato la sua solidarietà alla causa e qualcuno si è addirittura sorpreso di come la sua stessa  condizione di disabile o appartenente alla comunità LGTB comporti un’inaccettabile perdita anche sul piano economico (al pari del gender pay gap, i prezzi dei dolci erano calibrati anche sulle discriminazioni salariali legate a tendenze sessuali, disabilità fisiche o psichiche, appartenenza a minoranze etniche etc, ndr)”, hanno scritto gli organizzatori. Prevedibilmente, però, non sono mancate le polemiche. Qualcuno ha considerato “discriminatoria” e “sessista”, evidentemente verso gli uomini, la stessa vendita di cupcake. C’è chi ha ironizzato su un presunto #cupcakegate, rischiando di annacquare il vero significato della provocazione. E sul gruppo di attiviste non sono mancate di piovere minacce di stupri e violenze sessuali.

 

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *