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“Il gigante di ferro”: amicizia e coraggio per salvare il Mondo

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Film di animazione del 1999, esordio alla regia di Brad Bird, riproposto in America nel 2015, racconta di un sorta di “transformer”, costruito come arma da guerra. Tratto dal romanzo del 1968, “L’uomo di ferro” di Ted Hughes, il film ha avuto un eccellente giudizio di critica, ma non ha funzionato il supporto di pubblicizzazione, quindi gli incassi sono stati scarsi.
Volendolo analizzare, è una storia di coraggio e amicizia tra un gigantesco robot e un bambino. L’occhio dell’infanzia vede le cose più grandi di quel che sono e, quando il ragazzino protagonista conosce l’enorme eroe, ne vede subito il lato positivo. Tra loro giochi, scoperte e protezione reciproca. Il mondo degli adulti, invece, non vede al di là del proprio naso. Le fughe, i nascondigli, la fiducia di una conoscenza anche quando tutto sembra dimostrare che è meglio non fidarsi, spiegano quanto i grandi, che grandi proprio non sono, siano concentrati sull’aggressività, sul pensiero razionale e la mancanza di ascolto.

 

Tu sei chi scegli di essere

 

 

La consapevolezza di chi si è e la scelta di chi vogliamo essere è il concetto base del film.
La capacità di capire che abbiamo la possibilità di scegliere, pur nella difficoltà di affrontare situazioni e conflitti, aiuta tutti a comprendere che non siamo condannati a essere come ci vogliono gli altri, ma possiamo assumerci la responsabilità di diventare come ci piacerebbe. Ci vuole coraggio a rinunciare a qualcosa, ma la costruzione di un legame e l’impegno di un sentimento valgono qualsiasi rinuncia.
Si leggono sovente sui social network frasi richiamanti alla difesa della propria dignità e orgoglio, nelle relazioni e nel modo di vivere. Credo che la dignità sia principalmente la nobiltà d’animo di rispettare l’altro e quel che intercorre fra noi e gli altri. Ci vorrebbero tante storie come questa, a indicare quanto sia importante l’apertura all’esterno, quanto valgano per la sicurezza e la stabilità di una società, la costruzione e l’affermazione di legami basati sulla condivisione e l’impegno a esserci; naturalmente questo conta a partire dai rapporti privati, perché non ci può essere differenza tra quel che dico e quel che faccio, altrimenti il futuro diventerà sempre più un luogo denso di ipocrisie e opportunismi, dove l’aggressione e la guerra sono gli inevitabili strumenti di comunicazione.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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