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Il Mobbing Familiare come motivo di addebito della separazione

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Il disagio familiare è stato catalogato in ogni suo aspetto, per caratteristiche e per effetti. Una delle sue forme moderne è il cd “mobbing familiare” dai più erroneamente inquadrato nella condotta che uno dei coniugi tiene nei confronti dell’altro ma che per contro, piuttosto, si deve intendere come la concomitanza di una serie di comportamenti (alcuni dei quali potrebbero avere autonoma rilevanza ad esempio di tipo penale) che vengono ripetuti costantemente in danno del familiare (nel caso in cui la vittima di tali comportamenti è il partner si parla di mobbing coniugale). Si tratta spesso di vessazioni di tipo psicologico, ma nei casi più gravi si riscontrano vere e proprie condotte denigratorie e demolitive della personalità dell’altro tali da sfociare nella perdita completa dell’autostima e l’annullamento della personalità del familiare.
Il primo abbozzo di nozione di mobbing applicata al campo della famiglia ha preso in prestito molto del concetto oramai stabilizzato presente nel diritto del lavoro. Nello specifico, sotto il profilo della sussistenza dell’ipotesi di mobbing familiare o mobbing coniugale valutabile ai fini dell’addebito della separazione, la Corte di Appello di Torino (nel 2000) è stata la prima a configurare la fattispecie indicandola nella rilevanza di un “comportamento, in pubblico, del coniuge offensivo ed ingiurioso nei confronti dell’altro coniuge, sia in violazione delle regole di riservatezza, e sia, soprattutto, in riferimento ai doveri di fedeltà, correttezza e rispetto derivanti dal matrimonio, condotta ancor più grave se accompagnata dalle insistenti pressioni (“mobbing”) con cui il coniuge stesso invita reiteratamente l’altro ad andarsene di casa”. Ancora, più recentemente, il Tribunale di Napoli (27 settembre 2007) ha affermato come: “la continua denigrazione di un coniuge da parte dell’altro, integrando il c.d. “mobbing”, può comportare l’addebito della separazione al coniuge responsabile di tali abusi”.

 

Cosa dice la legge a riguardo?

 

In ultimo, a rimarcare l’ orientamento giurisprudenziale fornendogli il sigillo di legittimità, la sentenza n. 13983 del 19 giugno 2014 della Cassazione segna un importante arresto in materia venendo a puntualizzare le violazioni che effettivamente possono dar luogo all’addebito della separazione.
Trovandosi a decidere sul ricorso di una donna, che chiedeva l’addebito della separazione al marito imputandogli comportamenti mobbizzanti volti a farle abbandonare la casa coniugale, la Corte di Cassazione ha colto l’occasione per precisare la nozione di mobbing all’interno dei rapporti familiari oramai improntati sul “principio di uguaglianza morale e giuridica” dei coniugi.

Secondo la Suprema Corte, infatti, la nozione di “classica” di mobbing, ” è idonea a fotografare quelle situazioni “patologiche” che si ravvisano in presenza di un dislivello tra antagonisti, dove la vittima cioè è in posizione “di costante inferiorità rispetto ad un’altra – e – ciò spiega perché è con riferimento ai rapporti di lavoro che quella nozione è stata elaborata ed ha avuto applicazione”. In materia familiare, invece, tale nozione “in ambito giuridico assume un rilievo meramente descrittivo, in quanto non scalfisce il principio che l’addebito della separazione richiede pur sempre la rigorosa prova sia del compimento da parte del coniuge di specifici atti consapevolmente contrari ai doveri del matrimonio – quelli tipici previsti dall’art. 143 c.c. e quelli posti a tutela della personalità individuale di ciascun coniuge in quanto singolo e membro della formazione sociale familiare ex artt. 2 e 29 Cost. – sia del nesso di causalità tra gli stessi atti e il determinarsi dell’intollerabilità della convivenza o del grave pregiudizio per i figli”.
Pertanto, non essendo il mobbing un illecito previsto espressamente dalla legge (né civile né penale), ma una figura creata dalla giurisprudenza che, per essere punita, deve consistere in un reato (per esempio violenze, minacce ecc.) oppure integrare comportamenti vessatori e offensivi reiterati e pregiudizievoli per l’equilibrio psico-fisico della vittima (danno da illecito civile), in ambito familiare esso si deve necessariamente associare alla violazione di un dovere nascente dal matrimonio affinchè la vittima possa ottenere una tutela.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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