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Il Natale degli ammalati del Monaldi, tra chemio e Misericordia

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La Madonna degli ultimi è confinata in un angolo, accanto al cestino della spazzatura. Ma non importa. Nella sala d’aspetto, ogni tanto, qualcuno si alza e va a recitare la sua preghiera silenziosa; la statua, braccia larghe e sguardo compassionevole, è ricoperta di immaginette sacre, ex voto e rosari sbiaditi da dita che li hanno sfregati chissà quante volte. Qui dentro è tutto un via vai di gente: uomini e donne di ogni età si stringono nei cappotti, incrociano le mani e qualche volta girano gli occhi, a cercare quelli del vicino che occupa il posto accanto. Tra queste mura giallo ocra non esistono buoni o cattivi: sono tutti amici, tutti parenti. Fratelli di un’avventura chiamata “vita” che di tanto in tanto ti strappa un sorriso e, più spesso, ti macera nel dolore.

La realtà di un centro oncologico è fatta di aghi, flebo e sospiri: cos’altro si può fare, davanti alle diagnosi infauste che avvisano della presenza di un tumore, se non rassegnarsi al calvario di visite e terapie? I Cristi attaccati alle macchine, rinchiusi dentro stanzoni asettici dai pavimenti un tempo bianchi, sono l’esempio migliore di come quello morto sulla Croce non sia stato l’unico a sacrificarsi. E, come lui, attendono la Resurrezione. Attorno, nelle ore di chemio, il cicaleccio dei medici e degli infermieri si avverte appena come brusìo: perlopiù, in reparto regna il silenzio.Monaldi 2

Anche in luoghi come questi, senza tempo e con pochi sogni, però, il Natale quando arriva, arriva. A ricordarlo sono tre simpatici “Babbi” avvolti nelle stoffe rosse, che si aggirano tra le stanze dimenandosi a ritmo di musica napoletana: sono il regalo che il Monaldi ha voluto fare ai suoi pazienti, assieme ad una fetta di pandoro ed una di torrone al cioccolato. Da consumare, rigorosamente, solo due ore dopo la fine del trattamento. A Napoli, l’Ospedale dei Colli (che divide l’appellativo con gli altri centri diagnostici disseminati nella zona) è uno dei poli di eccellenza nel campo medico oncologico. Qui operano professionisti di alto spessore, ai quali si affianca una equipe di infermieri e paramedici specializzati. Ad accompagnare gli ammalati lungo l’esperienza del cancro è Raffaella Manzo, psicologa, psicoterapeuta e, da quasi 15 anni, “anima” delle attività di recupero. “Con una chitarra e degli esperti di musicoterapia la stanza delle chemioterapie del Dh Pneumoncologico è diventata una sorta di festival della musica”, spiega il responsabile, il dottore Francovito Piantedosi “. I pazienti sentono il ritmo, si rilassano, sorridono. La musica crea momenti di distensione, distrae, calma, forma un luogo protetto nel quale le emozioni possono trovare spazio. “Cantare in un reparto di oncologia” – aggiunge Franco, uno dei musicisti in costume che fa parte del gruppo ‘Sintonia’ – “è un’emozione fortissima. Il sorriso degli ammalati rimane dentro per sempre”.

D’altra parte è risaputo che, se la musicoterapia non può sostituirsi alle cure tradizionali, è di certo un valido supporto nel trattamento delle neoplasie.

monaldi 2Non solo. Per le donne che affollano il reparto sono state organizzate anche due lezioni di trucco: la visagista Mariana Motta, esperta di make-up, ha regalato un po’del suo tempo alle signore dando consigli estetici ed insegnando alle pazienti come vedersi belle nonostante il momento che stanno vivendo. “Grazie alla sensibilità dell’ azienda abbiamo potuto realizzare percorsi di umanizzazione dell’ambiente ospedaliero, laboratori e cineforum al fine di migliorare la qualità della vita e dell’accoglienza dei degenti che, come è chiaro, vivono elevati stati di stress psicologici”, conclude la dottoressa Manzo. Perché se è vero, come è vero, che mai come in questi posti la Fede lascia spesso il posto alla rabbia, aggrapparsi ad un sorriso è la migliore delle speranze.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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