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Il Racconto dei Racconti: fiabe per scoprire chi siamo

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Il Racconto dei Racconti, film del 2015 di Matteo Garrone, romano, classe ’68, è tratto da Lo Cunto de li Cunti, novelle di Giambattista Basile in napoletano antico; la sua struttura costituisce il modello del futuro racconto fiabesco, quello che secoli dopo verrà designato e riconosciuto universalmente come Fiaba.
Le fiabe raccontano che affrontare il proprio viaggio di vita, tornando infine da dove si è partiti poiché è da quel punto che si coglie il senso del proprio andare, conferisce identità, sviluppa risorse, fa crescere.
Le fiabe, che hanno radici nei miti, sono spesso cruente e tristi nella loro stesura originale, edulcorata poi per l’infanzia e la trasposizione cinematografica per i più piccoli, perché raccontano delle fasi di vita, dei suoi ostacoli e della violenza, della prevaricazione, dell’egoismo che fanno parte degli esseri umani.

“Gli eroi fanno lunghi viaggi, combattono contro draghi e scoprono il tesoro dei loro veri sé”.

Il film di Garrone propone tre storie.
Le vicende si snodano attraverso foreste, altissime montagne, orridi, castelli.
Il film, interamente girato in Italia, propone bellissimi scenari, come il labirinto di Donnafugata e le Gole dell’Alcantara, in Sicilia; le sale del Palazzo Reale di Napoli e altri luoghi in Abruzzo, Lazio, Toscana, Puglia.
La Principessa che sogna l’amore è costretta da un padre distratto e rigido a sposare un Orco; da ragazzina romantica, vivendo sofferenza, paura e violenza, riesce a tirar fuori la parte di sé più forte e agguerrita: sconfigge l’Orco, affrontando così il proprio maschile e torna a casa, dove il padre non può che riconoscerne il valore, lasciandole il trono.
C’è poi un Re (Vincent Cassel) terrorizzato dalla vecchiaia e dalle trasformazioni del corpo; ci sono due sorelle vecchissime che non riescono ad approfittare di una fortuna, soggiogate dalla propria stessa avidità.
Infine una Regina (Salma Hayek) che, pur di soddisfare il desiderio di maternità, lascia morire il marito. Sopraffatta dal senso di possesso, cerca di separare il figlio dal suo amico, nati identici perché figli dello stesso “seme”, fino a trasformarsi in Mostro che tenta di uccidere il ragazzo, ma verrà ammazzata dal suo stesso figlio, giunto in aiuto dell’amico. I due ragazzi, alter ego l’uno dell’altro, riescono a vivere “facendo fuori” un femminile ingombrante, divorante, castrante, ma anche separandosi l’uno dall’altro, per dar vita alla propria individualità.
Questa Storie ricordano che vita e morte sono sempre connesse, che per dar vita a qualcosa bisogna riconoscere che muoia una parte di ciò che è stato fino ad allora e che per diventar grandi bisogna affrontare la separazione e accettare la trasformazione.
La Fiaba, dunque, è una storia dove metafora e simbologia parlano del ciclo universale evolutivo dell’individuo, delle paure, tabù, sogni, dell’Eroe che è in ciascuno di noi, costretti a risvegliarlo, se vogliamo chiamare Vita la nostra esistenza, se vogliamo dare compimento alla nostra natura di uomini e donne, se scegliamo di essere ciò che veramente siamo, se abbiamo quel coraggio che la filosofa Hannah Arendt definisce come la capacità di essere se stessi di fronte al mondo.

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Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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