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“Il web è nostro”: i (dis)piaceri dei social spiegati ai ragazzi

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E’ possibile proteggere i giovanissimi dai pericoli del web? Anna Fogarolo se l’è chiesto già da tempo e, dopo essersi rivolta agli adulti con Do you speak Facebook? (Erickson, 2013) è tornata nelle librerie (e nelle scuole) con una nuova guida per i teenager: Il web è nostro. Guida per ragazzi svegli (Erickson, 2016). Tanto accattivante nella grafica (di Emanuele Arnaldi) quanto nei contenuti, analizza tutti i social network e pone tanti quiz per mettersi alla prova con le proprie credenze sul mondo virtuale. Ladyo ha intervistato per voi l’autrice, ecco cosa ci ha raccontato:

libro mini

Il web è nostro si rivolge ai ragazzi: non teme che le preziose informazioni contenute nel libro restino ignorate dai teenager, dal momento che i giovani di oggi leggono sempre meno?

Non credo che i ragazzi di oggi non leggano, semplicemente scelgono cose diverse rispetto a quelli di ieri. Quando ho iniziato a scrivere  Il web è nostro  volevo che il risultato finale fosse un libro divertente: per questo motivo il libro presenta una storia, fumetti, quiz, giochi, laboratori, per cercare di far ragionare i giovani lettori su comportamenti, pericoli e opportunità. Senza demonizzare il Web, ma anzi cercando di dialogare con loro per accompagnarli a un uso più consapevole della rete.

Secondo lei si sta facendo il possibile per tutelare i giovani sui social?

I fatti di cronaca ci dicono senza dubbio che dobbiamo fare di più. Le scuole hanno già iniziato a parlare di Educazione digitale , ma credo che anche le famiglie siano fondamentali perché spesso il primo telefono viene regalato da loro. Regalare un telefono connesso alla rete significa offrire l’accesso a un mondo con oltre 2 miliardi di persone. I ragazzi non hanno gli strumenti per capire limiti, opportunità e pericoli,  per loro è un gioco: spetta a noi adulti spiegare e sorvegliare.

Che genere di promozione fa in merito a questa tematica?

Solitamente vengo chiamata dalle scuole per parlare con i ragazzi. Ora sto organizzando laboratori per cercare di unire il gioco all’apprendimento.

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Come reagiscono i ragazzi di fronte a ciò che insegna loro?

Sono molto curiosi, sanno che spesso le notizie di cronaca raccontano fatti che li riguardano e ne vogliono sapere di più. Faticano a capire che l’essere soli fisicamente mentre usano il cellulare non equivale a essere soli online. L’aspetto più delicato è sempre l’età, per loro il web è un gioco, quindi si iscrivono a siti e social anche se non hanno l’età per farlo, e si iscrivono sostenendo di avere 50 anni.

Lei, come donna e mamma, come si approccia ai social e quali utilizza?

Per lavoro li uso tutti. Per la vita privata sto molto attenta: uso sempre i filtri e cerco di condividere poche foto dei miei figli. I social sono oggi il nostro biglietto da visita, l’immagine che diamo di noi stessi in rete  è molto importante e può determinare scelte future. Riguardo ai miei figli, sono ancora troppo piccoli: regalerò loro un cellulare solo dopo attenta analisi e valutazione. Al momento hanno chiesto il tablet, ma alla mia risposta “puoi usare quello del nonno” non hanno protestato.

Esiste, secondo lei, un social peggiore o migliore per i giovanissimi?

Non credo: tutti i social e le app hanno un regolamento: spesso basterebbe leggerlo attentamente prima di iniziare ad usarli per evitare eventi spiacevoli. Tuttavia, Facebook rimane l’unico social che tratta in maniera differente la privacy di un minorenne rispetto alla privacy di un maggiorenne, a patto che non si menta sull’età.

Un messaggio per le lettrici di Ladyo:

Il web è un luogo colmo di opportunità. Ma, esattamente come per strada,  può capitare di incrociare persone o eventi che non ci piacciono, pericolose. Invece di passare oltre, iniziamo a segnalare e ad allertare chi di dovere: il web è nostro e solo noi possiamo renderlo più sicuro.

Emanuela Zanardini Studia lettere in università e lavora con i bambini. Ama leggere e viaggiare per il mondo, anche se considera come "casa" sua l'Inghilterra, dove sogna di potersi trasferire in futuro.

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