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Ilaria Abbiento: “Il mio amore per la fotografia e quella scatola di latta…” /MYGENERATION

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(Di Maria Marobbio)

 

 

Epoca di social. Epoca, talvolta, della necessità sfrenata di condivisione istantanea della propria vita privata, soprattutto attraverso le immagini. Accade così che si possa perdere di vista il significato vero del termine fotografia, sommersi come siamo da “fotografie” di ogni genere, accompagnate da un flusso inarrestabile e spesso superfluo di parole. Per immergerci profondamente nel potere evocativo della vera arte della fotografia, abbiamo intervistato la napoletana Ilaria Abbiento, vincitrice della dodicesima edizione del concorso fotografico nazionale “Portfolio Italia – Gran Premio Apromastore – Pentax”, ad oggi l’unico nel mondo improntato su incontri a lettura di portfolio. Il lavoro presentato al concorso, che è valso ad Ilaria Abbiento il primo posto, è “Corrispondenze”, un portfolio composto da 20 immagini a colori realizzate nel 2015 (http://www.ilariaabbiento.com/Portfolio/Corrispondenze-1)

 

Ilaria, innanzitutto, nella tua biografia si legge che prediligi la fotografia concettuale. Ci spieghi di cosa si tratta?

 

Credo che la fotografia concettuale sia un modo di fare arte, è una fotografia di pensiero, di ricerca e progettualità che, attraverso alcuni elementi che ne compongono il lavoro, mira a far comprendere il concetto che l’artista vuole esprimere con la sua opera attraverso una narrazione personale. Nel mio caso mi permette di costruire una poetica tutta mia con immagini sospese in uno spazio/temporale in cui posso fermare le lancette dell’orologio, in un tempo che appartiene solo al mio immaginario e creare un mio racconto. È un modo per sentirmi in una bolla d’aria, tra cielo e terra, dove nel silenzio di tutti i miei progetti riesco a ritrovare il mio universo interiore e a colmare talvolta dei vuoti, curandomi con questa dolce terapia.

 

Qual è stato, se c’è, il momento in cui hai capito che la tua più fedele compagna sarebbe stata la macchina fotografica?

 

La magia è avvenuta da bambina nella camera oscura di mio zio dove, sotto la luce rossa di una lampadina, assistevo a dei veri e propri prodigi che si manifestavano nello sviluppo delle pellicole e nella visione dell’immagine fotografica ai sali d’argento, che appariva rivelandosi pian piano nella bacinella di sviluppo. Ho capito che lo strumento per ottenere quell’incantesimo era una macchina fotografica, così me ne feci regalare una al mio compleanno e ho cominciato a scattare le mie prime foto in pellicola. Da quel giorno non ho più smesso.

 

Raccontaci della scatola di latta, la protagonista indiscussa dei tuoi scatti. Quali ricordi ti evoca, quanto è importante per te?

 

Quando mia nonna Maria ha deciso di volar via sono tornata nella sua casa svuotata dalla sua presenza e lì ho trovato una scatola di latta verde con dei fiori colorati impressi sul coperchio. Ho pensato che era necessario prendermene cura, come se in quello scrigno potessi custodire il suo ricordo. Aprendo la scatola, tra foglietti scritti a penna, qualche bottone e un piccolo calendario trovai una foto in bianco e nero che la ritraeva sorridente accanto a mio nonno.
È stato come trovare un tesoro. Durante il processo lavorativo di “Corrispondenze” ho pensato che potesse essere l’unica custodia del mio progetto, proteggendo le mie lettere, le fotografie, i messaggi come la memoria di mia nonna.

 

Come, secondo te, immagini e parole procedono di pari passo?

 

Nell’opera “Corrispondenze” le parole scritte sono frasi estrapolate da alcune rivelazioni che le persone ritratte mi hanno regalato nel tempo che ho trascorso con loro. Le ho annotate tutte su un taccuino che porto sempre con me. Questi messaggi non sono necessariamente in relazione con l’immagine fotografica del loro ritratto, anzi mi piace pensare che il fruitore dell’opera, aprendo le buste e leggendo le frasi scritte, possa concepire nel suo pensiero, una fotografia che non è mai stata scattata, costruendone un’immagine propria.

 

Come hai creato una “corrispondenza” tra sconosciuti nel tuo portfolio?

 

Ho ritrovato alcune lettere scritte dagli amici conosciuti in vacanza in spiaggia. Avevo tredici anni allora e passavo i mesi estivi al mare. Rileggendole ho ricordato il momento in cui finiva l’estate e l’unico modo che avevamo per rimanere in contatto era quello di scriverci, perciò si tornava a casa con la valigia piena di foglietti con su scritti i nostri indirizzi postali. Si scrivevano tante lettere e a volte era interminabile il tempo di attesa tra una risposta e un’altra, una pausa importante che conservava l’aspettativa emozionale che si esaudiva quando finalmente trovavi la busta nella cassetta postale. Così ho riflettuto sulla corrispondenza epistolare che oramai non è più di uso, svanita nella velocità del nostro tempo e ho pensato di farne un progetto che potesse far riflettere su quest’aspetto un po’ nostalgico.
Selezionata tra gli artisti di AltoFest, ho potuto metterlo in pratica creando una corrispondenza tra persone che non si conoscevano, ritraendoli in alcune ambientazioni inusuali di Napoli, costruendo, con le loro rivelazioni, messaggi che ho inserito nelle buste da lettera insieme al loro ritratto e inviando casualmente le corrispondenze tra loro.
Sedersi a un tavolo e scrivere ti dà la possibilità di immergerti nei tuoi pensieri in un tempo che scorre lentamente, mentre immagini che il destinatario della tua lettera potrà leggere presto un frammento della tua vita.
Ascoltando Ilaria, la voglia di scattare selfie è decisamente diminuita e quella di scoprire il potere emozionale della fotografia è nettamente cresciuto. Speriamo anche in voi!

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