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Le donne francesi e l’uguaglianza salariale (che non c’è)

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In Francia le donne hanno dato il via ad una rivolta per chiedere uguaglianza salariale in tutta Europa; lo stop è iniziato alle 16 e 34 di lunedì, perché “A quel momento gli uomini hanno già guadagnato una cifra che alla donna serve un anno intero per ottenere”, ha dichiarato Rebecca Amsellem, giovane insegnate universitaria e membro di un collettivo femminista francese, le “Glorieuses”. Il collettivo ha infatti calcolato, sulla base di una differenza media di stipendio fra uomini e donne di più del 15%, che “il gentil sesso” francese lavora 38,2 giorni in più dei maschi per arrivare allo stesso salario. In tante, quindi, ieri sono scese in piazza invocando uno “sciopero”: “Ma in realtà – ha precisato la Amsellem – non abbiamo chiesto alle donne di abbandonare il posto di lavoro, non sarebbe possibile. Ma sì, di appropriarsi di questo numero per discuterne: per mobilizzarsi”. Un movimento che somiglia più ad una sorta di flash mob sociale, tutte in piedi, ferme, per denunciare le differenze. Ma la vera mobilizzazione c’è stata su internet, grazie soprattutto all’utilizzo dell’hashtag #7novembre16h34 che proprio il giorno della manifestazione è entrato nei trending topic di Twitter. Le donne francesi sono le prime del Vecchio Continente a riprendere l’idea nata in Islanda: già a Reykjavík, infatti, lo scorso 24 settembre c’era stata una manifestazione per le strade della città proprio per chiedere uguaglianza salariale tra uomini e donne.

E l’Italia?

 

 

I dati presi in considerazione da le Glorieuses sono tratte da un’inchiesta dell’Eurostat, si tratta di un’elaborazione di dati del 2010 che non prende in considerazione diverse variabili come: il livello di studi, quello di responsabilità, né l’anzianità sul mercato del lavoro, ma considera la differenza tra il salario orario lordo di uomini e donne nel loro insieme. E l’Italia, in questo frangente come si posizione? Il nostro paese si posiziona molto bene con appena il 7,45 di divario salariale, meglio di noi fanno solo Slovenia e Romania. Ma non si tratta di una statistica affidabilissima; infatti lo scorso maggio un rapporto di Glassdoor Economic Research ha aggiunto nuovi elementi da prendere in considerazione e che fanno perdere posizioni all’Italia. Si tratta del tasso di occupazione (dove il nostro paese presenta la differenza più grande tra uomini e donne), ma anche la percentuale delle donne sul totale dei manager e qui lo stivale si classifica terzultimo.  Da noi ci sono molte più donne nei board delle imprese, soprattutto grazie alle legge 120/2011 che ha imposto una quota di genere nei consigli d’amministrazione delle società quotate in Borsa.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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