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Inadempimento dell’obbligo di versare gli alimenti: quando c’è reato?

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L’assegno di mantenimento è una forma di contribuzione economica consistente nel versamento periodico di una somma di denaro o di voci di spesa da parte di uno dei coniugi all’altro o ai figli (qualora vi siano), per adempiere all’obbligo di assistenza materiale.
L’inadempimento saltuario del versamento dell’assegno non è bastevole per far condannare una persona per aver fatto mancare i mezzi di sussistenza al figlio.

La legge in materia di divorzio stabilisce che “ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico  tenuto conto delle necessità dei figli e del tenore di vita da essi goduto durante la convivenza dei genitori”, da versare fino al raggiungimento dell’indipendenza economica dei figli. Il parametro di riferimento per il calcolo dell’ammontare dell’assegno è fondato sulle capacità reddituali dei coniugi durante il matrimonio.

Orbene, la cronaca ci fa spesso partecipi delle difficoltà, in questi periodi di crisi, dei genitori obbligati ed è per questo che, “ammorbidendo” un po’ i toni della questione e forse adeguando la visione ai tempi correnti, la Cassazione a fine agosto 2012 (sentenza n. 33319) si pronunciava sulla questione sollevata da un padre condannato in base all’art 570 c.p. (che punisce con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 1.032) per non avere corrisposto l’assegno per il figlio.

 

L’orientamento della Cassazione

 

L’analisi della Suprema Corte ha evidenziato che le difficoltà lavorative del padre ben potevano giustificare un parziale inadempimento (si parla di sei mesi non pagati su ventuno) e che la sola testimonianza della ex – moglie non bastava a sostenere un’accusa così pesante. Questo porta ad una profonda riflessione su come, a volte, ci si spinga troppo in là con le proprie pretese che non sempre sono sostenute da valide ragioni ma dettate da  motivi di carattere personale.

In una successiva pronuncia del 2015, la n. 20133, la Suprema Corte ha precisato come “gli obblighi di natura economica devono essere adempiuti in maniera puntuale, rispettando sia le prescrizioni temporali che quelle attinenti il quantum. Non scrimina la circostanza per la quale le inadempienze siano state sporadiche, estemporanee e legate alle possibilità economiche del momento, proprie del soggetto obbligato. L’impossibilità economica, nella quale può versare il soggetto obbligato, esclude la configurabilità del reato soltanto se la stessa si protrae per tutto il periodo in cui le inadempienze si protraggono, nel senso che a queste non devono corrispondere introiti, percepiti o meno in maniera regolare, e a condizione che non vi sia colpa dell’obbligato.
Neppure lo stato formale di disoccupazione, non fa venire meno gli obblighi di assistenza familiare. Infatti, sottolineano i magistrati, richiamando una precedente statuizione del 2011 (sent. 25612) “è necessario che, oltre a ciò, il soggetto obbligato al versamento dimostri che le sue difficoltà economiche si siano tradotte in uno stato di vera e propria indigenza economica e nell’impossibilità di adempiere, sia pure in parte, alla suddetta prestazione”.

Occorre però precisare che l’inadempimento a cui consegue la configurabilità del reato ex art 570 c.p. (violazione degli obblighi di assistenza) è altro rispetto all’inadempimento civile: “la previsione normativa di cui all’art. 570 c.p. non fa riferimento a singoli o ritardati pagamenti, ma ad una condotta di volontaria inottemperanza con la quale l’agente intende specificamente sottrarsi all’assolvimento degli obblighi imposti con la separazione. Sul piano oggettivo, in particolare, deve trattarsi di un inadempimento serio e sufficientemente protratto (o destinato a protrarsi) per un tempo tale da incidere apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che l’obbligato è tenuto a fornire. Ne consegue che il reato non può ritenersi automaticamente integrato con l’inadempimento della corrispondente normativa civile e, il Giudice penale deve valutarne in concreto la gravità, ossia l’attitudine oggettiva ad integrare la condizione che la norma tende ad evitare”.

Infine, una recentissima statuizione dei giudici di Piazza Cavour ha dato un po’ di respiro ai genitori in difficoltà stabilendo che nell’ipotesi di corresponsione parziale dell’assegno stabilito in sede civile per il mantenimento, il giudice penale deve accertare se tale condotta abbia inciso apprezzabilmente sulla disponibilità dei mezzi economici che il soggetto obbligato è tenuto a fornire ai beneficiari, tenendo inoltre conto di tutte le altre circostanze del caso concreto, ivi compresa la oggettiva rilevanza del mutamento di capacità economica intervenuta, in relazione alla persona del debitore”. L’obbligato può dimostrare che, nonostante la (totale o parziale) mancata corresponsione, da parte sua, dell’assegno di mantenimento, i figli minori tuttavia non hanno mai versato in stato di bisogno.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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