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Infarto: ansia e depressione. Lo psicologo può aiutarti?

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L’infarto rappresenta un momento drammatico di rottura di equilibrio vitale: da questo stato di caos fisico e psicologico la persona colpita va aiutata ad uscirne con un nuovo assetto mentale. E’ ampiamente riscontrato da vari studi che gli aspetti psicologici hanno un ruolo fondamentale rispetto alla percezione che l’individuo ha del proprio benessere e della propria qualità della vita, ma anche rispetto al decorso della sua malattia, indipendentemente dagli altri fattori di rischio cardiovascolare riconosciuti.

I pazienti che hanno subito uno stress cardiologico si trovano a dover fronteggiare cambiamenti imprevisti, spesso repentini, delle proprie condizioni fisiche, con un futuro caratterizzato dall’incertezza e con il necessario cambiamento di stili di vita. Questo evento traumatico destabilizza il soggetto colpito, coinvolge i familiari e si ripercuote in tutti i ruoli che la persona riveste (lavorativo, sociale, sessuale) con un forte impatto dal punto di vista psicologico.

 

Depressione e stress: sempre in agguato tra gli ammalati

 

Alcuni autori (Bambauer, Locke, Aupont, Mullan, McLaughlin, 2005; McLaughlin, Aupont, Bambauer, Stone, Mullan, Colagiovanni, Polishuk, Johnstone, Locke, 2005) hanno evidenziato che le emozioni negative e i vissuti stressanti sono presenti con elevatissima frequenza successivamente ad un evento cardiovascolare e riconoscere tale condizione psicologica può fornire un notevole aiuto ai fini della progettazione dell’intervento e quindi della prognosi.

Ansia e depressione sono due condizioni emotive che caratterizzano con elevatissima frequenza la situazione psicologica di individui che si trovano a dover affrontare lo stress di una malattia.

La depressione sembra agire in modo più infausto sulle prognosi cardiologiche (specie in pazienti anziani) ma anche l’ansia, sebbene da sola talvolta non basti a giustificare incrementi di mortalità e recidive, non deve essere sottovalutata, specie per quanto riguarda le patologie di natura ischemica (Jiang, Kuchibhatla, Cuffe, Et. Al, 2004; Fauerbach, Bush, Thombs, Et. Al, 2005;  Moser e Dracup, 1996; Haines, Imeson, Made, 1987).

Whitehead, Strike, Perkins-Porras, Steptoe (2005) hanno messo in evidenza in un loro studio la frequenza con cui si manifestano sintomi di ansia e depressione in seguito ad evento cardiologico, evidenziando quanto l’intervento su tali fattori influisca in modo favorevole sulla prognosi.

Tenere sotto controllo i livelli di ansia e di depressione successivi al trauma cardiologico risulta dunque fondamentale e, oltre che aspetti prettamente medici, si dovrebbe tenere in adeguata considerazione anche la dimensione psicologica, potendo quest’ultimo intervento favorire molto la riduzione di mortalità e recidive.

Se alla domanda lo Psicologo può aiutare a mantenere o ripristinare il benessere di coloro che hanno o possono avere problematiche cardiocircolatorie e vascolari, la risposta è:  certamente sì.

 

Raffaella Manzo Psicologa-psicoterapeuta e docente a contratto presso l'Università del Molise, intreccia vari interessi nella clinica, nella formazione e nella ricerca.Lavora come libera professionista occupandosi, tra l'altro, di crescita personale. Innamorata della professione, nel (poco) tempo libero le piace viaggiare, leggere e tutto ciò che è legato alla creatività.

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