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Iran, donne bandite da stadi. Capitano della Nazionale: “Ora basta”

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A woman holds a banner reading "Let Iranian women enter their stadiums" during the men's qualifying volleyball match between Russia and Iran at the Maracanazinho stadium in Rio de Janeiro on August 15, 2016, during the Rio 2016 Olympic Games. / AFP / Kirill KUDRYAVTSEV        (Photo credit should read KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images)

A woman holds a banner reading "Let Iranian women enter their stadiums" during the men's qualifying volleyball match between Russia and Iran at the Maracanazinho stadium in Rio de Janeiro on August 15, 2016, during the Rio 2016 Olympic Games. / AFP / Kirill KUDRYAVTSEV (Photo credit should read KIRILL KUDRYAVTSEV/AFP/Getty Images)

In Iran, dopo la rivoluzione del 1979, le donne non hanno la possibilità di accedere negli stadi o palazzetti per assistere a partite maschili, apparentemente per motivi di sicurezza.

Non che la vita delle donne che pratichino sport sia poi più facile; tanto per fare un esempio, le giocatrici della Nazionale  di calcio sono costrette ad ottenere il consenso del marito per il rinnovo del passaporto e se l’uomo decide di negarlo non c’è partita di mondiale che tenga, l’atleta non parte.

Per la prima volta, a rompere gli argini è un uomo che di sport vive. Masoud Shojaei, il capitano della Nazionale maschile di calcio, ha lanciato un messaggio al presidente Rouhani perché le cose cambino.

 

 

Che sia veramente arrivata l’ora per un cambio di direzione?

 

 

Fatta eccezione per il tentativo mai concretizzato da parte del ministro Abdolhamid Ahmad di eliminare il bando, sono soprattutto le donne ad essersi attivate per mandare chiari messaggi al mondo politico iraniano affinché questo divieto fosse revocato.

L’attivista più conosciuta è Ghoncheh Ghavami, che nel 2014 è stata condannata a cinque mesi di carcere duro a Teheran per aver assistito ad una partita della Nazionale maschile di pallavolo. L’ultimo spiacevole episodio si è verificato nel nostro paese, durante la prima partita di World League a Pesaro dove l’italvolley scendeva in campo proprio contro l’Iran. Qui la polizia, su richiesta della squadra iraniana, ha costretto delle manifestanti presenti alla partita a nascondere i cartelli con la scritta “Let iranian women enter the stadium” (lasciate entrare le donne iraniane negli stadi, ndr). La decisione è stata poi contestata dalla nostra nazionale perché da noi non esistono divieti di manifestazione del pensiero negli stadi: “Lo stadio – si leggeva in una nota della Feder Volley – è come la società in piccolo. Tenere fuori le donne rappresenta la loro esclusione dalla società”.

Fino ad ora però nessun esponente dello sport iraniano si era esposto per la questione. A farlo per la prima volta, qualche giorno fa, è stato il capitano della nazionale di calcio Masoud Shojaei che in un video condiviso su Twitter invita il presidente Hassan Rouhani ad eliminare questo divieto: “Dovrebbero individuare un percorso in cui le donne siano autorizzate ad entrare in futuro negli stadi”.

Ci si aspetta ora un segno da parte del mondo politico, ma se cambierà veramente qualcosa è difficile da prevedere. Nel 2015, per esempio, il bando era stato tolto per l’ingresso nei palazzetti, ma a due anni di distanza e a conti fatti per le donne è ancora difficile assistere ad una partita.

tweet iran

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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