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A Kabul una squadra femminile di nuoto che sogna i Giochi Olimpici

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A Kabul è nata la prima squadra di nuoto femminile che adesso sogna di arrivare ai prossimi Giochi Olimpici. Tutto è partito dall’idea di Elena Saboori, venticinquenne studentessa di Economia: “All’inizio ho temuto di annegare e solo allora ho pensato di fare il coach, proprio perché le ragazze qui non sanno nuotare” – ha raccontato in un’intervista alla France Presse.

In Afghanistan ci sono solo 30 piscine; di queste, una sola ha aperto le proprie attività alle donne. Il timore maggiore viene dal regime dei talebani, secondo i quali le donne dovrebbero restare a casa senza poter né studiare né tanto meno praticare sport. “Ma io non ho più paura come prima. So che ho rotto un tabù, ho rischiato a creare una squadra”. Nonostante la determinazione della ragazza, che è diventata istruttore di nuoto grazie a dei video tutorial scaricati da Internet, il problema principale resta la sicurezza: si teme infatti un’incursione nella struttura da parte dei talebani. Anche per questo motivo, la squadra si è messa in contatto con una società che produce abbigliamento sportivo chiedendole di realizzare degli appositi costumi. Nel paese le donne devono essere coperte dalla testa ai piedi e per il momento le aspiranti nuotatrici si stanno arrangiano con calze scure, maglie a maniche lunghe, costumi interi e cuffie a coprire il capo.

 

 

Il loro obiettivo? Partecipare a Tokyo 2020

 

 

Il nostro obiettivo è portare a Tokyo almeno due uomini ed una donna” – ha dichiarato il presidente della federazione afghana di nuoto, Sayed Ihsan Taheri, che per premiare il coraggio dimostrato da Elena lo scorso febbraio l’ha nominata ufficialmente coach e capo del Comitato femminile di nuoto. Va bene tutto, anche una delegazione piccola: “Tutti i paesi musulmani, eccetto l’Afghanistan hanno una squadra femminile, anche i più oscurantisti. Hanno centri di formazione per le ragazze, ma qui c’è un equivoco sullo sport e le donne, cioè il divieto dell’Islam”. Il riferimento è a paesi come Arabia Saudita, Qatar e Iran che comunque hanno leggi restrittive nei confronti delle donne. Prossimo passo, intanto, i campionati asiatici in programma in Turkmenistan a fine aprile: per l’occasione Taheri proverà a portare una squadra anche con componenti femminili.

Ai problemi delle carenze strutturali e di una cultura patriarcale violenta si aggiunge anche il mancato supporto da parte del governo afghano per la squadra femminile. Tuttavia, la federazione sta cercando di ristrutturare almeno quattro piscine pubbliche in rovina a Kabul e far diventare almeno una di queste un grande polo natatorio. Fino ad ora sono stati raccolti 900 dollari ma ne servono almeno 3mila per sostenere i costi degli allenamenti e dare definitivamente il via alla squadra femminile e Saboori non ha intenzione di mollare, soprattutto ora che anche altre donne si sono fatte avanti.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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