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La brevità del matrimonio non esclude il diritto al mantenimento

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Nei casi di divorzio, il giudice stabilisce che il coniuge più forte economicamente mantiene l’altro, assicurandogli lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. L’assegno di mantenimento è calibrato sul reddito del coniuge obbligato tenendo conto sia delle condizioni economiche delle parti sia del contributo fornito da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio familiare, così come stabilito dall’art. 156 codice civile. Alla determinazione della misura dell’assegno concorre anche la durata del matrimonio così come previsto dall’art. 5 della legge n. 898 del 1970, “ma non anche – salvo casi eccezionali in cui non si sia verificata alcuna comunione materiale e spirituale tra i coniugi – sul riconoscimento dell’assegno stesso, assolvendo quest’ultimo ad una finalità di tutela del coniuge economicamente più debole”.
Dunque laddove si accerti l’esistenza del diritto all’assegno di mantenimento, lo stesso deve essere corrisposto anche se il matrimonio ha avuto durata breve. Infatti, la brevità non fa venire meno il diritto. È quanto affermato dalla Cassazione, con l’ordinanza n. 2343 del 5 febbraio 2016, accogliendo il ricorso di una donna che si era vista rigettare la richiesta di assegno divorzile in relazione alla brevissima durata del matrimonio (15 mesi) e fallito a causa del comportamento del marito che si era legato sentimentalmente con altra donna, dalla quale aveva avuto un figlio, nato nove mesi dopo la separazione. La donna ha fatto presente che “l’uomo godeva di un reddito elevatissimo (oltre 18.000 euro mensili) rispetto al suo (1.300 euro mensili) cosicché la separazione e il divorzio hanno inciso negativamente sul proprio tenore di vita rispetto a quello fruito nel corso del sia pur breve matrimonio”.

 

La natura dell’assegno divorzile

 

L’assegno divorzile permette al coniuge beneficiario di mantenere un tenore di vita analogo a quello tenuto durante la vita matrimoniale. Pertanto è giustificata la quantificazione dell’assegno di mantenimento, in maniera considerevole, qualora il coniuge obbligato abbia un’ingente disponibilità economica.
Tale diritto gode di alcune garanzie come, ad esempio, l’iscrizione di ipoteca su un immobile del coniuge obbligato, il pignoramento dei suoi beni o la possibilità, senza ricorrere al giudice, di richiedere direttamente al suo datore di lavoro fino alla metà di quanto gli spetta.
Inoltre è possibile procedere a una rivalutazione del valore dell’assegno qualora mutino le rispettive condizioni economiche, ad esempio se il beneficiario inizia un’attività lavorativa che gli consente di modificare la propria condizione patrimoniale oppure il coniuge obbligato subisca una riduzione del proprio reddito o fallisca. Qualora, invece, il coniuge beneficiario passi a nuove nozze, il diritto all’assegno divorzile decade automaticamente.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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