0

La Cassazione dice ” Sì” ai patti pre-matrimoniali

0
0


Nel nostro ordinamento sino ad oggi valeva il principio dell’assoluta nullità di qualsiasi intesa di divorzio relativa ai diritti indisponibili in materia di diritto di famiglia in ragione dell’articolo 24 della Costituzione che tutela l’inviolabilità del diritto di difesa, che in tal caso verrebbe compromessa.
I coniugi non possono modificare il proprio status per effetto di una bilaterale manifestazione di volontà bensì possono raggiungere intese a riguardo unicamente all’interno del numerus clausus di ipotesi previste dalla legge (separazione consensuale e divorzio congiunto).
Lo status di coniuge che si assume a seguito di matrimonio è una situazione giuridica priva di contenuto patrimoniale. Ciò sta a significare che un accordo di natura patrimoniale che regola gli effetti economici prima del matrimonio trasformerebbe quest’ultimo in una sorta di affare venendo, così, a mancare il significato affettivo su cui si fonda il matrimonio ( c.d affectio coniugalis).
Ma non tutti i patti prematrimoniali a contenuto patrimoniale possono, però, essere considerati illeciti. Ed invero il principio della autonomia privata emerga in numerosi settori connessi al diritto di famiglia. Il tema della autonomia privata esplicitata mediante un contratto atipico incrocia il diritto di famiglia in materie quali la convivenza: senza derogare ad una legge, infatti, i soggetti ivi coinvolti possono risolvere, proprio mediante un contratto atipico – contratto cioè non previsto come modello dal codice civile-, problemi di carattere patrimoniale, in particolare dopo la fine della convivenza, per qualunque motivazione essa si sia determinata. Con riguardo a questi ultimi, anche la dottrina non dubita della loro natura tanto negoziale quanto contrattuale nel caso in cui gli stessi abbiano ad oggetto prestazioni di carattere patrimoniale
A questo punto viene in rilievo il profilo della nullità dei contratti: l’art. 1418 c.c. chiarisce che il contratto è nullo: quando è contrario a norme imperative; quando difetta di uno dei requisiti indicati dall’art. 1325 c.c. (accordo delle parti, causa, oggetto, forma); quando la causa o i motivi sono illeciti, laddove determinanti per la conclusione del contratto; quando l’oggetto del contratto è impossibile, illecito, indeterminato o indeterminabile; in tutti gli altri casi stabiliti dalla legge.

 

La sentenza della corte

Sulla scorta del quadro normativo così come attualizzato dalla dottrina la Corte di Cassazione, nel dirimere una questione sottoposta alla sua attenzione, con sentenza n.23713/12, ha precisato che in determinate ipotesi “ è legittimo l’accordo prematrimoniale­. Nessuna nullità affligge la scrittura privata firmata dai futuri coniugi prima delle nozze perché l’ipotesi del fallimento del vincolo matrimoniale è semplicemente un evento condizionale, non causa genetica dell’accordo. Ciò che risulta prevalente, invece, è l’intenzione di rimettere in equilibrio i rapporti patrimoniali tra uomo e donna alla luce di alcune spese sostenute dall’ex marito per sistemare l’appartamento da destinare a casa coniugale.”

IL CASO

Nello specifico, la Corte si è trovata ad esaminare il caso di un uomo a cui la futura moglie aveva promesso di trasferire, in caso di fallimento del matrimonio, la proprietà di un immobile a titolo di indennizzo per le spese da lui sostenute per ristrutturare la casa coniugale, sempre di sua proprietà, ma al momento del divorzio la donna si era rifiutata di rispettare l’accordo.
Applicando quanto ex art. 1363 cod. civ. si evinceva che, tramite scrittura privata, i coniugi avessero voluto attuare un collegamento tra due prestazioni di natura economica: infatti l’obbligo di trasferire da moglie a marito la proprietà di un immobile era sorto in ragione delle spese dal secondo sostenute per ristrutturare la futura “casa coniugale”. Il vincolo sinallagmatico appena evidenziato consentiva di dimostrare la sussistenza di un preesistente rapporto obbligatorio tra marito e moglie, rispettivamente in qualità di creditore e debitore. Del resto, considerando il dato testuale, le parti avevano espressamente indicato che l’obbligazione di trasferire la proprietà del bene fosse stata assunta “a titolo di indennizzo” per le spese sostenute da controparte.

La Suprema Corte, nel sostenere la validità di tale patto, ha chiarito come lo stesso non possa rientrare tra quelli affetti da nullità, in quanto un’interpretazione della norma al passo con i tempi ha portato la giurisprudenza a restringere il campo del vizio ai soli patti contrari all’ordine pubblico o lesivi per il coniuge debole.

Nel caso in esame la donna si era impegnata in un accordo di tipo negoziale, collegato alle spese affrontate dall’ex marito. Un vero e proprio contratto “caratterizzato da prestazioni e controprestazioni tra loro proporzionali” di cui il debitore non può liberarsi, se non attuando quanto sottoscritto. L’accordo poteva ritenersi nullo se il fallimento del matrimonio fosse stata la causa dell’accordo stesso e non una mera condizione sospensiva della sua validità.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *