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La favola di Babbo Natale: è giusta o no per lo sviluppo di mio figlio?

Avete mai pensato che quella di Babbo Natale è una favola, come tutte le altre che ci raccontano da bambini? E senza quelle favole, la vostra infanzia sarebbe stata la stessa?

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Alzi la mano chi non ha un bel ricordo della favola del vecchietto Babbo Natale che vive in Lapponia ed è in grado di consegnare in una sola notte i regali chiesti da miliardi di bimbi di tutto il mondo! E chi non si è divertito a giocare mettendosi un costume e una barba finta, o a vivere il periodo della trepidante attesa….!

Tuttavia, ogni anno ritorna la questione: alimentando quest’invenzione, per quanto fascinosa, non costruiamo delle bugie per i nostri bambini? Dobbiamo dirlo che Babbo Natale non esiste, o far vivere il bambino nella fantasia?

 

Babbo Natale, sì o no: i dilemma di tutti i genitori

 

La risposta, in realtà, è molto semplice e sta nel significato delle parole: il mondo fantastico creato attorno a Babbo Natale, non è una bugia, ma na favola, e come tale ha un valore simbolico ed educativo.

Fino ai 5-7 anni nei bambini prevale il pensiero magico, pertanto le favole aiutano, con un linguaggio adatto all’età, a spiegare ai bambini i diversi significati della realtà: nel caso di Babbo Natale, la favola aiuta il bambino a comprendere concetti come attesa, fiducia e dono. I genitori, oggi, sono più restii ad alimentare la favola natalizia forse perché non riescono più ad impegnarsi in giochi e fantasie e vogliono che i bambini siano già grandi.

Per quano riguarda la scoperta, si ritiene sia più giusto che siano i bambini, da soli, a scoprire la realtà sulla figura di Santa Claus: dagli 8-9 anni la coscienza della realtà emerge lentamente e i bambini iniziano a  comprendere che la meravigliosa favola è appunto, una favola. Il ruolo dei genitori, in questa fase di sviluppo dalla fantasia alla realtà è molto importante: essi devono accompagnare il bambino alla consapevolezza, con risposte chiare e sincere alle loro domande e con una buona dose di empatia, che non guasta mai.

Forzare questo passaggio, oltre che dannoso per lo sviluppo emozionale, priva il bambino di momenti indimenticabili della propria infanzia. Nell’infanzia c’è bisogno di fantasia almeno quanto c’è bisogno di verità.

Danila Di Dio Psicologa clinica e psicodiagnosta dell’età evolutiva. Empatica, curiosa ed ottimista di natura, crede che i viaggi e i dialoghi con i bambini siano le esperienze che possano arricchire di più un uomo. Considera la psicologia come il suo hobby e crede fermamente nel valore della prevenzione e della promozione del benessere psicologico.

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