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“La fine di Marx”: l’Italia degli ultimi 50 anni raccontata con ironia

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Un esordio felice, La fine di Marx, opera prima di Filippo Agostini, edizioni Zona.
Scrittura bella e con ritmo, rapida e incisiva. Vocaboli scelti con cura, così come gli argomenti trattati.
Gli ultimi 50 anni d’Italia, raccontati con ironia, tenerezza e malinconia, i fatti politici, gli ideali, il cibo, il buon vino, la musica, le passioni individuali, il cinema, i fumetti, gli amori. Passioni e sentimenti attraverso gli occhi di un gruppo di amici.
Il protagonista, detto Marx, resta sullo sfondo e quasi ci dimentichiamo di lui, perché protagonisti sono gli altri, ragazzi e ragazze alle prese con la vita, i sogni, le ribellioni, i cortei che si insinuano nelle strade e nelle manie di Roma.
Questo testimonia della capacità dell’autore di vedere l’altro e non soltanto di guardarlo.
Uomini e donne che si lasciano invadere dalla vita e cercano un equilibrio fra se stessi e il mondo, tra ciò che desiderano e ciò che possono avere.
Personaggi tratteggiati con dolcezza, riguardo e nostalgia. E forse ricordi dell’autore e invenzioni si mescolano, in questo racconto, ma non importa cosa sia vero e cosa no, perché tutto può esserlo e ogni cosa può essere frutto di fantasia, in questo piccolo romanzo che si legge d’un fiato.
I personaggi maschili spiccano nel tutto, uomini che affermano la propria forza attraverso scelte di delicatezza, che accompagnano le delusioni della politica col ritrovarsi, attraverso le risate e la condivisione di musica e cucina.
L’Italia dei cantautori, delle chitarre e del coraggio di scelte di lavori inusuali e rivoluzionari, rispetto a una vita già stabilita e orientata dall’alto.

 

La scelta del finale

 

Mai facile, il finale di una storia. Qui, per rispetto all’opera e al lettore non verrà svelato, è un finale inaspettato, ma coerente col senso di libertà, amore per la vita e voglia di autodeterminazione di un’intera generazione. Con il tentativo gridato, a volte strappato, a volte cercato con disperazione, di essere padroni e protagonisti delle proprie scelte.
Ricompare Marx, nelle ultime pagine, quel Marx che col suo sguardo attento e generoso, di sognatore e di ragazzaccio dissacratore, col filtro del suo saper sentire, mette tutto se stesso nello slancio verso gli amici, la politica, il lavoro. E verso la propria stessa esistenza.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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