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La letteratura è misogina? Farsi pagare per leggere un libro scritto da un uomo

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Si può pensare a una campagna di crowdfunding (quasi) per tutto, persino per farsi pagare per leggere i romanzi di Franzen. Chiedetelo a Amy Collier un’attivista che, quasi per scherzo, lo scorso 8 marzo ha postato su Facebook uno status con cui chiedeva 1000 dollari per leggere uno dei romanzi dello scrittore americano tra i più venduti di sempre. Poi “molte persone mi hanno detto che mi stavo svendendo e ho aumentato la cifra da 1000 e 5000 dollari”, spiega la donna su The Establishment. Così è partita la campagna di crowdfunding su Kickstarter, con tanto di obiettivi intermedi (5mila dollari per la lettura di “Libertà”, 10mila per quella de “Le Correzioni” e 25mila per l’ultimo arrivato tra i romanzi di Franzen, “Purity”, ndr) e di ricompense per i donatori. Chiusa da poche ore e ferma a poco meno di 1500 dollari, la campagna ha un chiaro intento provocatorio. Non è contro Franzen in sé: per quanto “sia considerato un canone anche da chi non lo ama veramente – scrive la Collier- Franzen è solo un dei tanti e questo progetto riguarda il modo in cui gli scrittori uomini siano elevati e considerati lettura obbligatoria, in una realtà letteraria ed editoriale maschilista. E poco importa se questi scrittori uomini offendano o discriminino gli altri. Potete mettere al posto di Franzen chiunque altro: i libri scritti da uomini contengono quasi sempre elementi misogini, perché viviamo in un mondo misogino, dalla cultura misogina”, continua la donna.

 

Se le scrittrici donne latitano da librerie, consigli di lettura, liste di best seller

 

Per rendersene conto? Basta dare uno sguardo alle nostre librerie, piene di titoli di autori maschi che segnano, in maniera più che evidente, il gender gap esistente nel mondo letterario. Persino le tanto amate liste dei 100 libri migliori della modernità contemplano pochissime opere scritte da donne, “al massimo sette – scrive l’attivista- e per di più tutte bianche”. Si devono andare a scovare guide speciali, per lo più disponibili solo in Rete, per avere una panoramica completa delle scrittrici donne del ventesimo secolo. Il punto? Non è tanto che tra le letture consigliate ai più piccoli o nelle classifiche vendite mondiali si piazzino sempre i soliti noti. È che “passiamo una grande fetta della nostra vita leggendo. Ci facciamo influenzare dalla psicologia dei libri in questione. Quindi, quando gli editori, i media, persino la scuola privilegiano gli autori uomini, non fa che alimentare una cultura tossica di machismo e misoginia” – rincara la Collier. La soluzione? Non sarebbe tanto dimenticarsi di Fitzgerald, Kerouac e compagni, quanto fare in modo che tra i classici imperdibili ci siano più libri scritti da donne. E, soprattutto, fare in modo che ciò avvenga a scuola, “il primo se non l’unico posto in cui la maggior parte delle persone viene a contatto con la letteratura”.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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