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“La pazza gioia”: viaggio nelle fragilità umane, in un film tutto da vedere

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La pazza gioia, film di Paolo Virzì, sceneggiatura di Virzì e Francesca Archibugi, 2016.
Con Carla Bruni Tedeschi e Micaela Ramazzotti.

Storia di due donne con obbligo di dimora in comunità terapeutica, ubicata in una villa toscana.
La bionda Beatrice, di famiglia ricca e nobile, donna elegante, colta e intelligente, sensuale, raffinata, affetta da sindrome bipolare; e la bruna e scontrosa Donatella, ricoperta di tatuaggi, con diagnosi di depressione, un tentato suicidio alle spalle.
La loro fuga racconta dei labili confini psichici, di famiglie incapaci di amare, di riconoscere il disagio dei propri figli, di accoglierli e aiutarli. Attraversa strade interne e litorali di una Toscana fotografata nelle sue luci e nelle sue campagne, nei suoi verdi e nei suoi blu.

 

Sullo schermo, storie di amicizia e momenti bui

L’amicizia tra le due apre spazi di possibilità per entrambe, che riescono a trovare il coraggio di fare passi mai fatti, dentro se stesse e con gli altri.
Le discussioni dell’equipe di operatori della comunità fanno capire quanto sia difficile lavorare col dolore degli altri e che per riuscire a farlo realmente, bisogna esser capaci di lasciarsi attraversare dal dolore stesso, il proprio e quello altrui.
Girato spesso con primi piani molto ravvicinati, tanto a volte da perdere i confini dei volti, il film fa entrare dentro ai personaggi e suggerisce in questo modo che gli altri siamo noi, ricorda che scelte e rifiuti di chi ci vive accanto restano un aspetto fondante del bagaglio di risorse e sofferenze di ciascuno.
La bella sceneggiatura di Virzì, scritta con Francesca Archibugi (regista del bel “Il grande cocomero” del 1993, ispirato all’esperienza innovativa del neuropsichiatra Marco Lombardi Radice), in maniera ironica e delicata, anche indulgendo in momenti consolatori che addolciscono argomenti duri, propone come il saper mettersi nei panni dell’altro, contenere la paura della diversità, attrezzarsi contro i pregiudizi e le etichette, renda le persone e le relazioni più giuste, più umane, più accettabili e comprensibili.
La prova delle due attrici è superba. Micaela Ramazzotti soprattutto, a mio parere, si trasfigura dando vita autonoma e credibilità a un personaggio fragilissimo e contraddittorio, con una profonda sofferenza.
Ma entrambe, lei e Carla Bruni Tedeschi, costituiscono la forza principale del film.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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