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La strada per la felicità? Ammettere di essere fortunati

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È  importante ammettere di essere fortunati. Parola di Robert H. Frank, professore di economia alla Cornell University secondo il quale le persone non si renderebbero conto di quanto sia centrale il ruolo giocato dalla fortuna nelle loro vite e che in un lungo articolo sul “The Atlantic” spiega come ammettere la propria fortuna sia un passo importante verso la felicità. “Vedere noi stessi come persone che si sono costruite da sole ci porta ad essere meno generosi“. A suo sostegno Frank cita anche i risultati di una ricerca del Pew Research Center: le persone in fasce di reddito più alte ritengono che gli individui diventino ricchi soprattutto perché hanno lavorato sodo. I più ricchi, quindi, minimizzano il ruolo degli altri fattori nella costruzione della propria vita. “E’ preoccupante – incalza il professore – perché vedere noi stessi come persone che si sono fatte da sole. piuttosto che frutto di talento, lavoro e fortuna, ci porta ad essere meno generosi e meno consapevoli dell’apporto delle istituzioni“.

 

L’importante è ammettere di aver avuto fortuna

 

Secondo il professore chi riconosce che la propria carriera è nata anche sulla base di una serie di fortuite coincidenze – dei più classici “essere la persona giusta al momento giusto”- riesce ad attribuire maggiore importanza anche alla propria formazione scolastica e ai luoghi in cui ha vissuto. Non perché si è ingrati, ma semplicemente perché gli “eventi che vanno a nostro svantaggio sono più facili da ricordare rispetto a quelli che, invece, influiscono su di noi in modo positivo“. Ammettere di aver avuto fortuna, quindi, contribuisce non solo a rendere la persone più generose, ma potrebbe anche renderle più ‘ricche’. Qui entrano in gioco studi sociologici che hanno evidenziato come la percezione della gratitudine verso la propria sorte produce poi una serie di cambiamenti fisici, psicologici e sociali. Il professore porta a sostegno due, uno dell’Università della California e uno di quella del Minnesota, in cui i ricercatori hanno notato cambiamenti notevoli in un gruppo di persone a cui si era fatto notare la dose di casualità alla base della propria vita. I soggetti studiati, infatti, riportavano dolori meno frequenti e meno gravi e una migliore qualità del sonno. Alcuni, infine, si sono descritti come più aperti verso il prossimo e compassionevoli, quindi meno predisposti a sentirsi soli e isolati.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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