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L’artista Caravaggio: tra follia, pazzia e genialità

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Sala gremita, relatori di fama internazionale: è stato un successo il convegno “Caravaggio: follia e pazzia” che si è tenuto ieri presso il Pio Monte della Misericordia, a Napoli. Tanti i convenuti, che hanno raccontato la vita e le opere di un vero e proprio “genio” dell’arte. Ad introdurre, il Governatore alla Beneficenza e all’Assistenza, Nobile Emma Garzilli.

 

Caravaggio, maestro del suo tempo: la bellezza delle Sette Opere di Misericordia

 

Molto gradita è stata, soprattutto, la presentazione di immagini del restauro delle Sette Opere della Misericordia realizzato da Bruno Arciprete: la tela risale al 1607 ed è un quadro spettacolare, che ha rivoluzionato il modo di impostare la scena influenzando generazioni di pittori. La tematica è, ovviamente, strettamente legata alla nuova religiosità controriformata, che ribadiva, contro l’affermazione tutta protestante della sola salvezza per Grazia, l’importanza delle Opere, cioè di tutte quelle opere buone che si potevano svolgere in terra e che avrebbero fatto guadagnare un posto in paradiso. I fondatori del Pio Monte, appartenenti alla nobiltà di Seggio (così erano chiamate le circoscrizioni napoletane) ma cadetti, decisero di dedicarsi a quelle opere “trascurate” dagli altri ordini religiosi e confraternite coeve. Personaggi dall’ intelligenza illuminata e con un forte desiderio di mettersi in mostra, decisero di affidare la pala d’altare al pittore più discusso ma più moderno e più geniale del tempo, che a Napoli aveva già dato espressione del suo talento, cioè il Caravaggio. Egli condensò in un unico dipinto, con grande coerenza narrativa, tutte e sette le opere, a cui aggiunse, per ordine della committenza, la presenza della Madonna, che guarda senza interferire l’operato misericordioso della gente comune che sembra muoversi proprio tra i vicoli di Napoli come su un palcoscenico, uniti paratatticamente dall’unico afflato della Caritas cristiana. A lungo il quadro fu oggetto di grande confusione ed equivoco a causa della cattiva lettura dovuta all’annerimento della tela (per via delle candele). L’ attento restauro, invece, ha messo in evidenza non solo i momenti cruciali della narrazione facendo identificare tutte e sette le opere corporali (dare da bere agli assetati – episodio di Sansone che beve dalla mascella d’asina, dar da mangiare agli affamati e visitare i carcerati – condensati nell’unico episodio di Pero e Cimone, seppellire i defunti, vestire gli ignudi e visitare gli infermi – nell’unico l’episodio di San Martino che regala il mantello, ospitare i pellegrini) ma anche i cosiddetti “pentimenti” che erano caratteristici del “modus pingendi” dell’artista. La pala d’altare ancora oggi campeggia all’interno della chiesa dalla struttura circolare di stampo tardomanierista; sugli altri altari sono illustrate le opere di misericordia attraverso episodi storici e biblici ad opera di altri artisti napoletani contemporanei – tra cui Battistello Caracciolo (grande discepolo del Merisi), Bernardino Azzolino, Belisario Corenzio – che molto hanno appreso dalla lezione caravaggesca.

Nel corso dell’ incontro di ieri sono stati, inoltre, affrontati gli approfondimenti degli storici dell’arte: Vincenzo De Luca, Stefano Causa, Andrea Zanella, che hanno acceso un dibattito appassionato tra i presenti. Molto interessante anche la presentazione, di Barbara Balbi, dell’esperimento di eye tracking sulle opere di Caravaggio: grazie ad un paio di occhiali speciali  è possibile analizzare il tracciato dello sguardo di chi li indossa, ottenendo in questo modo delle informazioni sulle emozioni che l’individuo prova guardando un quadro .

Altrettanto coinvolgenti ed emozionanti le trattazioni del tema dell’arte quale terapia (Adolfo Ferraro) e la relazione tra arte e psiche (Annamaria Santangelo- Presidente de L’AGAPE’ ). Ha moderato l’evento Nicola Saldutti, giornalista del Corriere della Sera.

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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