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Laura Chiatti: “Ho sempre desiderato fare la mamma”

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Attrice e modella italiana, Laura Chiatti è oggi una moglie ed una mamma appagata, oltre che un’interprete apprezzata nel mondo della fiction e del cinema nostrano. Compagna di Marco Bocci, l’interprete umbra è stata l’unico volto femminile premiato all’Italian Movie Award 2017.

In pochi sanno che inizialmente Laura cerca di affermarsi come cantante. Poi, dopo Miss Teenager, arriva l’occasione della vita: recitare nella soap partenopea ‘Un posto al sole’. Da lì, la svolta che porta questa bella perugina in tv, al cinema e a lavorare come doppiatrice, senza conoscere sosta, almeno fino alla maternità.

 

 

Laura Chiatti tra cinema e famiglia

 

 

– Laura, sappiamo che porti nel cuore la Campania. Il tuo rapporto con Napoli?

Il mio rapporto con Napoli e zone limitrofe è molto particolare perchè ho iniziato a lavorare all’età di 16 anni a Napoli, facendo ‘Un posto al sole’, quindi il sud è proprio una terra che amo particolarmente. Il calore della gente è diverso, è veramente un qualcosa che ti coccola, ti fa sentire importante ed è reale, perchè al sud ci sono persone sempre molto schiette e sincere: se ti amano, ti amano, e se non ti amano si vede.

– Hai lavorato anche con Paolo Sorrentino. Qual è il tuo rapporto con lui?

Il film fatto con lui è stata una delle mie prime esperienze cinematografiche importanti ed ero effettivamente molto terrorizzata in quel frangente. Ho lavorato con molta incoscienza a quella esperienza, in maniera libera, priva di contaminazioni e concetti. Non avevo ancora idea di quello che stessi facendo, perchè non pensavo che quel film mi avrebbe portato poi ad altri lavori. Paolo Sorrentino è un grande maestro e nella mia carriera è stato fondamentale.

– Uno dei tuoi ultimi progetti è la serie 1993 che racconta uno spaccato dell’Italia non proprio felice. Quanto è importante realizzare prodotti educativi per i giovani?

E’ fondamentale. La serie televisiva rispetto al cinema ti dà la possibilità di approfondire la storia, raccontando i personaggi per come erano. Ho amato molto fare ‘Novantatrè’, proprio perchè sono entrata in un progetto già avviato, ho interpretato un ruolo diverso. Avevo appena partorito e non mi vedevo poi così splendida, per cui ho pensato: “Stavolta si vedrà magari un po’ di talento, facendo un ruolo abbastanza dark”. I ragazzi hanno oggi bisogno di conoscere cose che non hanno vissuto, a prescindere dalle esperienze scolastiche.

Al Festival c’è stato anche tuo marito. Quanto è importante per te la famiglia e il concetto di radici?

Per me le radici sono tutto. Non mi sono mai trasferita, vivo in Umbria e solo saltuariamente sono a Roma se devo lavorarci. Sono rimasta praticamente “bloccata” nelle mie radici. Sono cresciuta in una frazione di Perugia e i primi tempi, quando ero costretta a vivere a Roma per lavoro, mi sembrava tutto così impossibile: fare un’ora di macchina per andare a lavoro, mentre da me era tutto vicino. Adesso che sono diventata mamma credo che per i miei figli sia molto più bello respirare l’aria che ho respirato io fin da piccola. Ho scelto un asilo statale e voglio che loro crescano con il sapore che ho sentito io.

– Sui giornali abbiamo letto che con Marco state programmando cinque figli. E’ vera questa storia?

Assolutamente si! Sono ancora di quell’idea; Marco invece a distanza di due bimbi avuti 18 mesi l’uno dall’altro ha detto: “Forse è meglio fermarci a due perchè siamo abbastanza esauriti”. Io adoro i bambini, sarei sempre con loro. Sono veramente portata da sempre alla maternità, anche se due figli così vicini sono davvero impegnativi, soprattutto perchè il piccolo non dorme mai. Sto leggendo ultimamente che è come se io mi fossi ritirata. Il discorso è questo: il mio desiderio è stato sempre quello di fare la mamma; amo molto il mio lavoro perchè mi permette di vivere bene, ma a differenza di mio marito non ho mai avuto questa grande ambizione. Amo il cinema, vado a fare il film, porto il lavoro a casa, però desideravo avere dei figli. Non ho deciso di ritirarmi, ma penso che per un bambino avere la madre accanto nei primi tre anni di vita sia fondamentale, quindi per ora preferisco stare con loro dalla sera alla mattina, poi quando cresceranno, riprenderò a lavorare un po’ di più.

– Quale ruolo ti piacerebbe interpretare in futuro e tra quelli sostenuti, quale credi ti rispecchi di più?

Certamente propenderei per un ruolo in cui possano in qualche modo stravolgermi. In Italia purtroppo c’è un problema: se sei una bella ragazza, devi fare sempre il ruolo della bella e non vieni mai presa in considerazione per ruoli di donna disagiata…come se in realtà se una è bella nella vita, non ha un problema. Ricerco un ruolo in cui poter mostrare qualcosa di diverso. In ogni ruolo interpretato poi c’è qualcosa di me. Devo dire che forse il personaggio in cui mi sono sentita proprio Laura, è stato quello del film di Carlo Verdone che è una persona meravigliosa. Ha scritto proprio un ruolo che era molto vicino a me, soprattutto in quel periodo.

– Prossimi lavori?

Prossimo lavoro ‘Novantaquattro’ e poi il film di mio marito. Inizierà a girare la pellicola tratta dal suo libro ‘A Torbellamonaca non piove mai’, e mi vuole a tutti i costi come attrice, anche se io me ne starei volentieri a casa, perchè poi litighiamo sul set. Lui è tutto preciso, stacanovista, io meno.

 

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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