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Lavorare a maglia? Un toccasana per corpo e mente

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Secondo una statistica almeno un terzo delle donne tra i 25 e i 35 anni sarebbero fanatiche del “knitting”, l’arte di lavorare a maglia. Se siete tra queste e proprio non riuscite a muovervi senza una sciarpa, una coperta, un maglione da sferruzzare nell’attesa del tram, della coda alla posta o dal medico, quello che dovreste sapere è che fare lavori a maglia o all’uncinetto hanno grandissimi benefici, a livello psicologico e non solo. Secondo uno studio americano, per esempio, lavorare a maglia indurrebbe uno stato di rilassamento mentale paragonabile a quello generato da yoga e meditazione – il vantaggio? Che, al contrario di yoga e meditazione, mentre si prova a raggiungere uno stato di calma con i ferri si possono creare oggetti utili per la vita di ogni giorno. In particolare sferruzzare abbasserebbe il ritmo cardiaco e la pressione sanguigna, oltre che i livelli di cortisolo, responsabile dello stress.

Seduti in uno dei tanti “knitting cafè” ormai diffusi anche nelle città italiane, potreste imbattervi persino nella testimonianza di  padri di nati prematuri che raccontano come “imparare a cucire a maglia cappellini per neonati mi ha fatto sentire ‘utile’, con un scopo, in un periodo che consideravo privo di senso. È un hobby che mi porto dietro da allora: mi aiuta a combattere lo stress sul lavoro, mi dà un’impressione di ordine nei giorni più caotici e aiuta il mio cervello a risolvere i problemi”.

 

Alla scoperta del “knitting terapeutico”

 

Dall’altra parte dell’oceano c’è chi addirittura si è inventato programmi per smettere di fumare o affrontare gravi crisi familiari (malattie incurabili, separazioni, lutti) basati sul lavoro a maglia. E carceri e comunità che li hanno adottati confermano gli effetti calmanti sui “pazienti”, oltre che aumentate capacità di socializzazione. Stando alla University of British Columbia, poi, ferri e gomitoli potrebbero aiutare chi soffre di anoressia e disturbi alimentari: su un campione di ragazze affette da anoressia nervosa,  il 74% avrebbe dichiarato che imparare a lavorare a maglia allontana paure ed insicurezze legate alla malattia. Altri amanti del knitting, invece, sostengono che il loro passatempo li ha aiutati a controllare il peso, evitando loro di assumere snack ipercalorici fuori dai pasti.

Quel che è più interessante, però, sono gli effetti sul dolore cronico e sulla perdita delle capacità mentali di maglia e uncinetto. Uno studio condotto su pazienti affetti da dolore cronico ha dimostrato, infatti, che il “knitting terapeutico” aiuterebbe a rimanere focalizzati sull’attività in corso impedendo al cervello di registrare i segnali di dolore –ma c’è chi giura che l’ ‘allenamento’ ai ferri sarebbe un toccasana, anche da un punto di vista fisiologico, per  i problemi legati alle articolazioni. Uno psichiatra del Minnesota –con uno studio pubblicato sul Journal of Neuropsychiatry& Clinical Neurosciences – avrebbe sostenuto, infine, che chi svolge abitualmente lavori artigianali come, appunto, la maglia e l’uncinetto avrebbe meno probabilità di altri di sviluppare problemi cognitivi o perdite di memoria: l’ipotesi sarebbe che simili attività manuali attivino path neurologici in grado di conservare intatta l’attività mentale. Le conferme? Devono ancora arrivare. Intanto ciò che sembra comunemente accettato dagli specialisti è che seguire istruzioni anche complesse come quelle previste dai lavori ai ferri, soprattutto nei bambini, migliori capacità come quelle matematiche e di calcolo/elaborazione.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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