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Le mamme casalinghe? Meritano uno stipendio da manager

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Divisa tra figli da accudire e faccende da sbrigare, sempre di corsa e, forse, con troppo poche garanzie previdenziali: quanto vale il lavoro di una mamma? Circa 83 mila euro (netti) all’anno, ovvero 7 mila euro al mese – lo stipendio tipo di un’alta figura manageriale. A dirlo è una ricerca di Salary.com, realizzata su 6 mila mamme americane grazie a un algoritmo che somma gli stipendi medi dei 10 più comuni ‘mestieri’ di cui chi ha figli si occupa quotidianamente. Su un totale di oltre 94 ore alla settimana, infatti, una mamma cucinerebbe per 14 ore settimanali, farebbe da autista a figli e famigliari per 8 ore alla settimana e darebbe ripetizioni per almeno 13 ore nei giorni lavorativi: tutto da conteggiare a un minimo di 10 euro l’ora. A cui andrebbero aggiunte le 7 ore alla settimana impiegate da ‘consulente psicologica’ per figli e mariti e quelle spese per l’organizzazione di casa, famiglia, acquisti per cui le tariffe – se fosse una lavoratrice indipendente- salirebbero fino ai 40 euro l’ora. Il tutto senza contare, fanno notare da Salary.com, gli infortuni sul lavoro cui le mamme sono più esposte degli altri membri della famiglia.

Per questo, anche quando non scelga di lavorare fuori casa, chi fa il ‘mestiere di mamma’ dovrebbe essere retribuita. Da anni le associazioni di settore continuano a chiederlo, anche in rappresentanza di quegli 8 milioni di casalinghe italiane, di cui oltre 700mila al di sotto dei 35 anni (dati Istat, ndr).

 

La proposta dell’associazione varesina: retribuzione minima per le casalinghe e bonus aggiuntivo per ogni figlio

 

L’ultima in ordine di tempo? È la proposta dell’Evita Peron, un’associazione di Varese che ha già raccolto oltre mille firme in tutta Italia per chiedere la retribuzione minima per le mamme-casalinghe. “La nostra proposta prevede, per ogni donna italiana che decida di non lavorare fuori casa – ha spiegato la presidente Desideria Raggi in un’intervista a Vanity Fairun’indennità di maternità pari a 500 euro già al momento delle nozze, con un aumento di 300 euro al mese per ogni figlio nato, fino a che il ragazzo non compia il diciottesimo anno di età”. Proposta che dovrebbe valere comunque, a detta delle associate, anche per le casalinghe senza figli, almeno “solo per l’indennità di base”.

Alla base dell’iniziativa dell’Evita Peron? L’idea che “la donna moglie e madre è il pilastro di ogni società. Ogni Stato che si rispetti dovrebbe prevederlo (un piano di retribuzione, ndr), perciò il nostro è un progetto di legge di iniziativa popolare, previsto dalla Costituzione: contiamo di farlo giungere all’attenzione del Parlamento” –precisa la presidentessa. E ad appoggiare l’iniziativa varesina, ben oltre il numero di chi ha già firmato, sarebbero in molti: è un problema molto sentito e non solo dalle donne –raccontano dall’associazione nella stessa intervista- senza iniziative dal basso, però, sarà difficile che qualcosa si muova: l’attenzione della politica è rivolta in tutt’altra direzione e il riconoscimento del ruolo sociale della donna impegnata come madre e come moglie è inesistente. Questo dimostra anche il disinteresse di chi governa al futuro della società.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

Comment(1)

  1. IL FANTASMA DEL FOCOLARE
    Mi alzo ogni mattina allo stesso orario, sia nei giorni festivi, sia in quelli feriali semplicemente perché non ne ho, una rapida colazione e poi esco a far la spesa. La mia famiglia è già fuori ed io riordino le camere da letto…Ma non lavoro! Quando rientra mio marito, si ristora con una doccia. Ne avrei bisogno anch’io ma devo servirlo a tavola…ma io non lavoro. Mentre pranziamo, mi racconta di un suo amico riluttante a versare gli alimenti alla sua ex moglie, dopo trent’anni di matrimonio. Si sente derubato da quella parassita che potrebbe almeno cercarsi un lavoro…Faccio gentilmente notare che la signora in questione ha già lavorato per lui e per i figli che hanno messo al mondo insieme (se potessi, lo griderei su un palco) e, se quantificasse in denaro le ore che lei ha dedicato al lavoro casalingo, capirebbe che “il coniuge a carico” è lui. Quando la smetteranno di usare la frase oltraggiosa: tanto tu non lavori? A noi casalinghe spetterebbe un’altra frase, molto più equa e corretta:-tanto, nessuno ti pagherà per quello che fai!- I parassiti di tante categorie sociali hanno più diritti di un fantasma!
    VI PREGO, FATE GIRARE ON LINE QUESTO BREVE RACCONTO. NON SIAMO LE DIPENDENTI DEI NOSTRI MARITI PERCIO’ NON DOBBIAMO RICORRERE A LORO PER PAGARCI L’ASSICURAZIONE PER LE CASALINGHE O ADDIRITTURA I CONTRIBUTI! SVOLGIAMO GIA’ UN LAVORO SOCIALMENTE UTILE!!!!

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