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“Led by HER”: così le donne vittime di violenza diventano imprenditrici

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Duecento volontari, due anni di attività, trenta donne “salvate” ogni 12 mesi: è il bilancio, bellissimo e decisamente “in attivo”, di Led by HER, un vero e proprio ‘incubatore’ sociale che ha come finalità la costruzione di start-up e progetti imprenditoriali per donne vittime di violenza.

Capire nello specifico di che si tratta, per chi abita al di qua delle Alpi, non è del tutto semplice: parole come ‘nuove opportunità’, ‘lavoro stabile’, ridefinizione di identità’’ si legano poco e male con le situazioni di disagio vissute dal gentil sesso italiano. In Francia, invece, l’idea di offrire un “dopo” alle tante martiri di soprusi e molestie di genere sta mettendo radici, cementandosi nel substrato culturale.

 

 

Ripartire da se stesse per diventare manager di successo

 

Chiara-Condi
                              Chiara Condi

Merito di Chiara Condi, napoletana d’origine, dallo sguardo aperto e dal sorriso contagioso che, dopo la laurea ad Harvard nel 2008 e numerose esperienze in giro per il Mondo (tra le tante, una collaborazione con la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, per la quale si è occupata di integrare le politiche di genere nelle attività di investimento), a Parigi ha dato vita al suo progetto: “ A livello governativo, anche da noi non esistono dispositivi che salvaguardino il futuro di queste donne” – chiarisce, sorseggiando acqua ‘gaseauze’ seduta al tavolino di un bar. È in Italia per promuovere il suo lavoro e per incoraggiare altri attivisti come lei a fare altrettanto ma è consapevole di quanto il cammino sia ancora lungo: “Il problema vero è che, la maggior parte, si ritrova senza prospettive e con una vita distrutta. Se non agisci prima sulla loro identità, non puoi sperare di recuperarle. Per questo, effettuiamo percorsi della durata di un anno, integrati: ci avvaliamo della collaborazione di psicologi e sociologi ma anche di quella (gratuita, ndr.) delle scuole di Commercio, che mettono a disposizione le aule e i docenti nella realizzazione di oltre 100 corsi”. Le donne che partecipano alle attività pagano una piccola somma: “E’ simbolica ma serve a dare loro una motivazione più forte, ad impegnarsi di più”. Sono tante, quelle con le quali Chiara si relaziona; hanno provenienze diverse, età differenti. Perché, spiega lei, la violenza non ha alcun tipo di connotazione, è un problema, una ‘malattia’ universale. Allora, l’obiettivo ultimo è solo uno: “Far capire che ognuna di queste ‘vittime’ ha la possibilità di essere qualcosa di diverso, di creare qualcosa di importante che cancelli per sempre quella parola”.

 

Per saperne di più: https://www.facebook.com/ledbyherorg/?fref=ts

Ornella d'Anna Giornalista con un’insana passione per carta e penna, racchiude in sé tutte le contraddizioni delle donne: precisina e decisamente impulsiva, sa essere anche dolce (sforzandosi); a volte le piacerebbe tornare ai 15 anni, poi si guarda attorno e si scopre molto innamorata di ciò che ha: un marito stupendo, una figlia da strapazzare di baci e una famiglia fortissima. Adora le sue due gatte, i tramonti greci e la pasta poco cotta… ma odia le “minestre riscaldate”.

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