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L’epidemia di stupri legati all’ebola di cui non si parla

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Ci sono i sopravvissuti dell’ebola, i malati che sono riusciti e vincere la malattia e poi ci sono altre sopravvissute, quelle che sono riuscite ad andare avanti nonostante l’epidemia. Perché nell’Africa orientale oltre alla diffusione del virus che ha contagiato trentamila persone, si è purtroppo sviluppata un’altra epidemia, quella delle ondate di stupri e aggressioni sessuali nei confronti di donne e ragazze. Se negli anni della crisi sanitaria gli operatori hanno tenuto il conto dei malati di ebola, così non è stato per le vittime di violenze sessuali e solo oggi nel 2016 a due anni di distanza dallo scoppio dell’epidemia è stato possibile sapere che in Guinea, Liberia e Sierra Leone, cioè i paesi più colpiti dal virus, le gravidanze adolescenziali sono decuplicate a causa di un aumento di stupri provocato dalla diffusione del virus. A rivelarlo diversi studi, come quello pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo che ha evidenziato che in Sierra Leone durante l’epidemia di ebola le gravidanze adolescenziali sono aumentate del 65% o come lo studio condotto da Unicef e le ONG Plan International, Save The Children e World vision, che ipotizza che il numero di gravidanze tra le adolescenti sia raddoppiato nelle regioni colpite dal virus. Purtroppo si parla ancora di dati parziali perché non sempre le vittime denunciano gli abusi.

 

“Le epidemie sono identiche alle situazioni di conflitto, vuoti di governo e instabilità che rendono le donne più fragili rispetto alla violenza”

 

Questo inasprimento delle violenze sessuali non è affatto casuale, le epidemie, infatti, possono esporre le ragazze a maggiori pericoli rendendole più vulnerabili alle violenze soprattutto a causa dei disordini e dell’instabilità sociale che il paese deve affrontare. “È un dato che non sorprenderebbe, se si guardasse alle epidemie come a qualunque altra catastrofe – spiega Monica Onyango, ricercatrice in materia di sanità mondiale all’università di Boston -. Le epidemie sono identiche alle situazioni di conflitto. Ci sono vuoti di governo, caos e instabilità: altrettanti fattori che rendono le donne più fragili rispetto alla violenza”. La quarantena al culmine dell’epidemia ha determinato la sospensione delle partite di calcio, la chiusura dei bar e così via, gli uomini si sono ritrovati a casa con donne e bambini, da qui l’ondata di stupri nelle case messe in quarantena. Inoltre a causa della fame, molte ragazze vendevano sesso in cambio di cibo o un riparo. Secondo un altro studio condotto da Save The Children, il 10% dei bambini intervistati ha ammesso che le ragazze rimaste orfane a causa dell’ebola sono state obbligate a prostituirsi per trovare cibo. La correlazione tra epidemie e violenza sulla donne non è ancora ben documentata, ma esiste: “Dobbiamo documentare meglio gli stupri e le aggressioni sessuali che avvengono durante o dopo un’epidemia, perché esistono -aggiunge la Onyango -.  Le donne sono estremamente vulnerabili”.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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