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Lo scrub? Si fa ecologico con sale marino, mandorle e fagioli adzuki

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C’è un ritorno di ingredienti naturali nei prodotti di bellezza che, per legge, hanno messo al bando l’uso delle microbeads (cioè microplastiche, soprattutto polietilene) in cosmetici, saponi per il viso e scrub.

 

 

I consumatori cambiano abitudini e le aziende si adeguano

 

 

Beat the Microbead è la campagna internazionale, supportata da 92 organizzazioni, contro le microplastiche nei prodotti beauty: una svolta determinata soprattutto dai consumatori, ormai sensibili all’argomento. Ecco allora che nuovi ingredienti si fanno strada nella produzione di prodotti come lo scrub e le industrie, attente al volere dei compratori, si adeguano. Eliminare, quindi, le microbeads per fare spazio a componenti naturali, è quanto si legge nell’analisi pubblicata su Cosmetic&Toiletries Science applied.

Nuovi ingredienti sostenibili e naturali stanno prendendo il posto delle perline di polietilene all’interno degli esfolianti venduti da diverse marche, mentre altri sono in fase di studio. Nello specifico, i prodotti ora più utilizzati sono: i fagioli adzuki, originari del Giappone, ma ci sono anche le mandorle macinate, il sale marino grosso alla mica e ai minerali, le argille e ai noccioli di frutti in polvere. Altri impieghi sono quelli della cellulosa dell’olio di ricino idrogenato e della silice idratata e poi farine di mais, pietra pomice macinata, silice e gusci di noce. Prodotti, insomma, biodegradabili e che si sciolgono in acqua.

In questo nuovo quadro di necessità per i consumatori e di leggi e divieti, gli Stati Uniti hanno già adottato una normativa che , dal primo gennaio, vieta la vendita dei cosmetici (da risciacquo) che contengono le microbeads. E per l’Europa? Le industrie che operano all’interno della comunità si sono date delle deadlines volontarie e promettono che smetteranno di usarle completamente entro il 2020.

Intanto che la battaglia contro le microplastiche assume chiari confini, si fa strada un nuovo elemento rischioso: i glitter. Le pagliuzze brillanti, infatti, sarebbero altrettanto inquinanti. A sostenerlo, in particolare, è l’antropologa dell’ambiente Trisia Farrelly della Massey University che qualche giorno fa, sulle pagine del giornale inglese “The Independent”, ha lanciato l’allarme: “Penso che le pagliuzze glitter andrebbero vietate perché anche queste sono fatte con microplastiche inquinanti,” ha spiegato la studiosa ricollegandosi alle decisioni del governo britannico di vietare l’uso delle microbeads in ambito industriale per salvaguardare i mari.

 

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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