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Madre “logora” la figura paterna: affidamento esclusivo al padre

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“Anche dopo la separazione personale dei genitori, il minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, ha diritto di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi ed ha diritto di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”. È così che il legislatore ha introdotto, con una modifica all’art. 155 c.c., l’affido condiviso e il principio della bigenitorialità: entrambi i genitori sono tenuti a provvedere ai bisogni del figlio e ad assicurargli la loro presenza. È, in tal modo, assicurata tutela all’interesse del minore che ha diritto a non essere pregiudicato dalla separazione dei genitori.

L’affidamento esclusivo rappresenta, invece, una deroga dettata da situazioni limite come quella rilevata dalla Corte d’Appello di Catanzaro che nel decreto emesso il 18 dicembre 2015, disponeva l’affido esclusivo al padre dal momento che la madre non aveva “remora alcuna nel sottolineare in ogni occasione l’inadeguatezza anche affettiva del padre, così allontanando da lui i figli”. L’atteggiamento ostile della madre ha, dunque, condotto la Corte ad adottare tale decisione, non senza prima aver disposto gli opportuni accertamenti: consulenza tecnica d’ufficio, audizione dei servizi sociali nonché dei minori. Il rifiuto dei bambini verso il padre era dovuto alla condotta della madre volta a logorare la figura paterna, frapponendo ostacoli agli incontri, cercando di escluderlo dalla vita dei figli a cui si aggiungevano le numerose decisioni unilaterali della donna che non tenevano in alcun conto l’altro genitore e ignorando i provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Per tutte queste ragioni i giudici hanno ritenuto la donna inidonea ad esercitare la sua funzione genitoriale insieme al padre, confermando la decisone già presa dal Tribunale di primo grado vale a dire l’ annullamento dell’affidamento condiviso.

 

L’insidia della PAS

 

In situazioni in cui i rapporti del bambino con il padre risultano condizionati nel senso che egli tende a rifiutarlo, ad avere un atteggiamento di opposizione nei suoi confronti indotto dal genitore alienante, che al contempo viene idealizzato, si parla di PAS (Sindrome di Alienazione Parentale). La sindrome in questione insorge quando è presente una situazione conflittuale tra i due genitori per cui l’uno cerca di “eliminare” l’altro dalla vita del figlio che è manipolato in modo da averne una visione negativa. Ciò, come si può intuire, rappresenta una vera e propria violenza nei confronti del minore che viene privato di un punto di riferimento importante per il suo sviluppo e per il suo equilibrio affettivo, ma rappresenta anche una violazione del diritto alla genitorialità, costituzionalmente garantito. Un danno morale e materiale che è diventato oggetto di numerose discussioni tra pareri contrari e favorevoli nonché oggetto di una proposta di legge al fine di ottenerne il riconoscimento come reato.
Al di là di tutto ciò resta il fatto che i bambini e i genitori che ne sono colpiti sono stati privati di qualcosa che nessuno potrà restituire loro.

Luisa Minichiello Ironica, tenace, poliedrica. Con uno sguardo sempre volto a osservare ogni cosa da una diversa prospettiva, suggerita dalla sua perenne curiosità di riuscire a vedere oltre ciò che appare. Ama il Giappone, la lettura, la buona musica, gli occhi che hanno qualcosa da raccontare. Appassionata di psicodinamica e di grafologia. Ha maturato una propensione all’approfondimento di tematiche inerenti la criminologia e il diritto penale.

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