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Malate ma belle: la psiconcologa (si) racconta

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Entrare a far parte della vita di una persona, quando quella persona si trova in una condizione di malattia, non è semplice. Parlarle, infonderle coraggio o, quantomeno, toglierle di dosso la paura è capacità di pochi. Raffaella Manzo, psiconcologa dell’Ospedale dei Colli, a Napoli e già collaboratrice di LadyO, ha scelto di fare della sua passione – l’amore per il prossimo e la voglia di rendersi utile – una professione. Oggi, si dedica con energia alle donne del suo reparto e, per loro e con loro, ha dato vita ad alcuni laboratori sperimentali che coniugano il cancro con la rinascita.

 

 

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La Dott.ssa Raffaella Manzo

Dottoressa, ci racconti: com’è occuparsi di psicologia oncologica?

Sono trascorsi molti anni da quando ho iniziato a lavorare in ambito psiconcologico, ossia quel ramo di disciplina specialistica che affronta l’impatto psicologico e sociale provocato dalla malattia oncologica e che studia il comportamento, le reazioni e gli stati d’animo della persona che attraversa le varie fasi della malattia e, se essa è in difficoltà, cerca di aiutarla. Ricordo ancora le parole dei miei colleghi: “Come fai? Ti ammiro!? Ci vuole coraggio! E’ vero è un lavoro difficilissimo, ma vi assicuro bellissimo.

Oggi, lavoro su diversi problemi: l’ansia, la depressione, le difficoltà con il partner e sessuali, le difficoltà dei genitori a comunicare con i propri figli, le paure, le angosce di morte e dolore.

Lo psicologo offre la sua esperienza per supportare, con colloqui individuali o di gruppo, il paziente e/o i familiari ad affrontare in modo migliore la situazione ed alleviare la sofferenza emotiva nei momenti stressanti del decorso della malattia e discutere nuove strategie per affrontare in modo migliore la situazione. Ma chi lavora in oncologia fa anche prevenzione, incoraggiando ad esempio stili di vita sani, fa riabilitazione su come riprendere la propria vita dopo un tumore e infine formazione per gli operatori sanitari e volontari.

 

Come ha cominciato?

Ho iniziato con la ricerca. La mia passione. Ma poi, al di là della ricerca, della somministrazione di questionari, dei test che solitamente utilizziamo noi operatori della “Psiche”, mi occupo di accoglienza – costituita da un colloquio psicologico iniziale con i pazienti afferenti nel Dh Pneumoncologico dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, dove accolgo le loro paure e i loro disagi e i loro bisogni. L’accoglienza agevola, in base alla mia esperienza, il ricorso all’intervento dello psicologo in momenti successivi. Aiuta anche a superare il pregiudizio: sì, proprio quello in base al quale andare dallo psicologo significa essere “ matti”!

 

Lei è sempre in contatto con le donne, spesso mentre affrontano il difficile cammino del tumore. Ci sono dei “tratti psicologici” comuni a tutti?

Ansia, angoscia, demoralizzazione, tensione, irritabilità e rabbia sono reazioni comuni e normali, sia nei pazienti sia nei loro familiari. Poi, nel caso femminile, sono davvero tanti i cambiamenti che vivono le donne durante la chemioterapia. Proprio questi cambiamenti accompagnano e segnano i nostri incontri: la caduta dei capelli, delle ciglia e delle sopracciglia, il viso gonfio, le vene rovinate, le ferite dell’intervento, le difficoltà a farsi vedere nuda dal proprio partner o a fare l’amore,

Superiamo alcune ‘domande’: “Diventerò brutta?”, “Non avrò più la forza di guardarmi allo specchio?”, “Posso avere rapporti durante la chemioterapia?” “Posso abbracciare o prendere in braccio mio figlio dopo un intervento?”, tutti interrogativi leciti e normali sui quali è quasi indispensabile fermarsi a riflettere.

 

Come è nata l’idea dei progetti “ad hoc” per loro?

Ascoltavo e pensavo a come aiutarle, come realizzare un percorso finalizzato alla promozione, alla cura e al benessere psico-fisico garantendo loro una migliore qualità di vita durante tutto il percorso di malattia. Così, dal 2013 – insieme al chirurgo e alla Direzione sanitaria dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e grazie al contributo della Susan Komen – ho dato vita al primo progetto dal titolo “Tumore e… bellezza. Un percorso tra amiche”, durante il quale visagiste e ’Hair Stylist si prendono gratuitamente cura delle donne, offrendo idee e consigli su come fronteggiare gli effetti secondari della terapia oncologica, senza dimenticare la femminilità e la cura di sé. La bellezza non è certo la prima cosa di cui ci si preoccupa quando si riceve una diagnosi oncologica ma nei mesi a seguire è una componente rilevante per il benessere delle donne. I cicli di chemioterapia, gli interventi e la radioterapia, lasciano un segno visibile sul viso e sul corpo e l’estetica è un aspetto da non sottovalutare all’interno del percorso terapeutico.

 

Sfatiamo un tabù: nella stanza dello psicologo si piange?

Sì, è vero, nella stanza con lo psicologo in oncologia si piange, ma si ride anche, si sta in silenzio, si scherza…e queste attività rappresentano non solo un momento di leggerezza, ma anche uno strumento di supporto psicologico che le aiuta a ritrovare forza, a sentirsi bene con loro stesse, a rilassarsi prima delle terapie affrontando le eventuali conseguenze con una marcia in più.

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