Foto 5
Foto 4
foto 3
Foto 2
Foto 1
0

Marco Bocci: “Mi sarebbe piaciuto lavorare con Troisi”

0
0


E’ il volto bello e pulito che le donne amano guardare in tv e sul grande schermo. Marco Bocci, marito di Laura Chiatti e meglio conosciuto ai più come il vicequestore Domenico Calcaterra di ‘Squadra Antimafia‘, è un giovane ambizioso, ma spontaneo, che ama mettersi in gioco e soprattutto adora il suo pubblico.

Orgoglioso delle sue radici umbre l’attore, che ha esordito per pura casualità a 17 anni nel teatro, dal 2016 è protagonista di una minierei televisiva, ‘Solo’, che presto ritornerà ad appassionare gli italiani con le storie dell’agente sotto copertura.

Nei suoi progetti futuri c’è un film da regista in cui vuole come protagonista la moglie. All’Italian Movie Award 2017, Marco si è aperto con estrema libertà, svelandoci tanti retroscena.

Marco Bocci: inediti racconti

 

Marco, spesso si rischia di restare imprigionati in un ruolo interpretato a lungo. A te è capitato con il vicequestore Calcaterra, personaggio che ti ha dato il vero successo?

Sono legato a questo personaggio, ma non provo nè la voglia di fuggire da esso, nè quella di restarci imprigionato dentro. L’Italia è molto particolare, nel senso che si divide, almeno per quanto mi riguarda, in zone. Ci sono alcune zone che sono molto più attaccate ad un personaggio, altre invece che mi ricordano per ruoli assolutamente impensabili che non mi sarei mai aspettato. Questo ti dà la possibilità sia di testare i gusti che ci sono in regioni diverse, ma ti permette anche di riuscire a vivere a 360 gradi quello che è stato il tuo mestiere fino ad oggi. Poi sai, ognuno di essi è una sorta di pezzo di cuore, perchè significa che gli hai dedicato tanta attenzione, fatica e speranza. In Campania, Sicilia, Calabria, Domenico Calcaterra va per la maggiore.

La tua formazione inizia in teatro, poi arriva al cinema e in tv. Quale delle tre dimensioni preferisci?

In realtà sembra una risposta diplomatica, ma è molto reale. Non posso dire che ne preferisco una rispetto alle altre, perchè non riuscirei a fare questo mestiere senza un po’ di cambiamento. Anche se i personaggi che si interpretano sono diversi, le dinamiche lavorative sono le stesse e riesco ad avere molti più stimoli se dedico una parte delle mie giornate al teatro, al cinema e alla televisione. Riesco ad essere completo e soddisfatto solo se nella mia testa ragiono coltivandole tutte e tre.

Un attore napoletano del passato col quale ti sarebbe piaciuto fare un film?

Massimo Troisi. Come fai a non avere questo sogno…è stato uno dei più grandi parolieri, artisti che secondo me abbiamo avuto in Italia.

Radici vuol dire anche famiglia e all’Italian Movie Award c’è stata anche tua moglie Laura ospite. Cosa significano per te famiglia e radici?

Ho una visione del tutto tradizionale: sono molto attaccato alla mia terra; vivo in Umbria nel paese dove sono nato, cresciuto e dove ho tutti gli amici. Per me è fondamentale restare in Umbria, nonostante debba viaggiare molto. Eppure riesco solo attraverso la mia storia e la mia terra a stare bene con me stesso. Nella mia terra riesco sempre a rigenerarmi. Mi è capitato una volta di girare un film in Austria e stavo tra le montagne a 3.400 m di altezza; i collegamenti non erano facili…rimasi fuori per due mesi consecutivi e mi ricordo che non riuscivo a trovare, seppur stessi lavorando benissimo, la mia dimensione.

Dai tuoi ruoli appare un tuo aspetto sia introverso che passionale. Sono atteggiamenti comuni anche alla tua vita privata?

E’ vero, sono sia introverso che passionale. Molto spesso le due cose potrebbero cozzare. Ho fatto tanti ruoli che sono personaggi un po’ chiusi, ombrosi…a partire dal commissario di Romanzo Criminale e Solo. Sono ruoli che si mi appartengono, ma faccio anche molta fatica ad interpretarli. Amo follemente il mio mestiere e quando mi metto a lavorare lo faccio con una passione così grande che mi verrebbe voglia di esplodere; invece molto spesso devo cercare di contenere questa mia naturale passione per questo mestiere, perchè il mio personaggio mi chiede di essere imploso.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

LASCIA UN COMMENTO

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *