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Marina Abramović: “Tre aborti: un figlio sarebbe stato un disastro per il mio lavoro”

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Secondo alcune statistiche, le donne che lasciano il lavoro lo fanno a causa delle cattive condizioni economiche, non tanto perché vogliono avere figli. Carriera e maternità, insomma, non sono così inconciliabili come si pensa, a meno che non si lavori in settori particolarmente ostici e spesso poco “a portata” di donne, come quelli artistici. Solo qualche giorno fa, per esempio, la performer Marina Abramović ha raccontato di aver subito tre aborti in passato, perché avere dei figli sarebbe stato “un disastro per il suo lavoro”.

In una lunga intervista al tedesco Tagesspiegel, infatti, l’artista conosciuta in tutto il mondo per le sue performance provocatorie ha spiegato come i bambini siano una sorta di vincolo per le donne che provano a fare carriera nell’arte. Vi siete mai chiesti, per esempio, perché delle tante potenziali artiste solo pochissime arrivano alla fama che meritano? “A mio parere è questo il motivo per cui le donne non hanno lo stesso successo degli uomini nel mondo dell’arte. Nonostante ci siano tante donne talentuose, perché gli uomini prendono il sopravvento soprattutto nelle posizioni più importanti? È semplice. L’amore, la famiglia, i bambini: una donna non vuole sacrificare tutto questo”, ha raccontato l’Abramović al giornale tedesco.

 

 

La provocatoria confessione dell’Abramović: per l’arte ho rinunciato alla famiglia

 

 

Io stessa ho avuto tre aborti perché ero convinta che un figlio sarebbe un disastro per il mio lavoro. Abbiamo energia limitata nel nostro corpo e, altrimenti, avrei dovuto dividerla”: la confessione dell’Abramović sembra certo l’ennesima provocazione. Chi l’ha seguita durante i suoi 40 anni di carriera, del resto, è abituato a gesti artistici estremi come quando, durante una delle sue prime istallazioni negli anni Settanta, invitò il pubblico a usare una serie di oggetti (dai fiori, a un boa di piume, passando per una vera pistola carica) sul suo corpo. In quell’occasione si disse pronta anche a morire per l’arte, ma non meno ha fatto discutere una delle ultime performance al MoMA, durante la quale stava ferma seduta a fissare negli occhi dei perfetti sconosciuti. Questo rapporto carnale con la sua arte, Marina Abramović lo ha spiegato, così, nella stessa intervista con un paragone, quello con il teatro: “La differenza tra il teatro e la performance è che in teatro il sangue è ketchup, mentre in una performance è assolutamente reale”.

Facile capire, allora, la scelta assolutamente personale di non avere figli. Gli impegni, le scadenze, i mesi lontani da casa l’hanno tenuta lontana dal farsi una famiglia propria. “Sono io l’opera d’arte. In quello che faccio non ho da inviare un dipinto, così mando me. […] L’anno scorso non ho speso più di 20 giorni a New York: ogni volta che sono in aeroporto devo pensare “da dove arriva la mia valigia?”, continua l’Abramović.

Non solo figli, insomma, chi ambisce a una carriera internazionale nell’arte è spesso costretta a rinunciare ai legami stabili, spiega l’artista. “Naturalmente anch’io sogno di avere questo uomo perfetto, che non vuole cambiarmi. Non che sia così attaccata all’idea di matrimonio, ma il mio sogno sono quelle domeniche mattina in cui si fa prima colazione, si leggono i giornali con qualcuno”.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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