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Massimo Bottura: a Napoli la mensa contro lo spreco alimentare

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Dopo Londra, Milano e Rio de Janeiro lo chef Massimo Bottura sceglie Napoli per aprire una n uova mensa sociale e far diminuire lo spreco alimentare.

 

 

Un refettorio per persone bisognose, ma non è carità bensì inclusione sociale

 

 

Era giugno 2017 quando a Londra arrivò il furgone The Felix Project per scaricare frutta, verdura e ogni genere alimentare in eccedenza. Così nasceva, al 51 di Philbeach Gardens della capitale britannica, la prima mensa sociale. Era un nuovo progetto dello chef Massimo Bottura che poco dopo l’inaugurazione del Refettorio ha poi ufficializzato anche l’accordo con la Sogemi, società che gestisce ogni settimana tonnellate di ortaggi in eccedenza che arrivano dall’Ortomercato di Milano. Un nuovo modo per creare “riclico” alimentare con la possibilità di surgelare i prodotti recuperati grazie ad un macchinario regalato al Refettorio.

Lo chef però ha deciso di non fermarsi e dopo Londra, Milano e Rio de Janeiro ha scelto Napoli per aprire un nuova mensa sociale del suo progetto. Lo spazio ospiterà i più bisognosi; ogni domenica sarà allestito un tavolo sociale e i grandi chef serviranno piatti creati con verdure mature e pane raffermo: “Non si cucinano avanzi – ha spiegato chef Bottura durate la rassegna “Cibo a regola d’arte”, ideata dal Corriere della Sera – ma semplicemente il cibo non venduto, quegli ingredienti ordinari che si trovano nel frigo di tutti gli italiani”.

La mensa sarà ospitata negli spazi di “Made in Cloister”, ovvero l’ex lanificio borbonico di Porta Capuana alle spalle di Santa Caterina, nell’ambito di un progetto di riqualificazione di Davide De Blasio, Rosa Alba Improta e Antonio Giuseppe Martiniello a cui si aggiungerà la collaborazione di Mimmo Paladino, l’artista che ha già firmato il portale del Refettorio ambrosiano di Milano due anni fa.

Non sarà però solo un luogo per fare beneficenza: quello è uno degli aspetti delle mense sociali pensate da Massimo Bottura. “Tutti i Refettori – ha spiegato in una intervista al Corriere del Mezzogiorno – sono progetti culturali, in cui si fa inclusione sociale, in cui c’è un passaggio di conoscenze tra gli chef e i volontari, in cui le persone in difficoltà possono trovare una comunità. A Rio un signore ha detto che al Refettorio si è sentito trattato per la prima volta come un essere umano. Questo è l’importante.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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