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Matrimonio e (buona) salute: sposarsi riduce il rischio di demenza senile

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Il matrimonio fa bene alla salute. A metterlo in evidenza una serie di ricerche scientifiche che dimostrano quanto la vita coniugale faccia bene alla salute fisica e mentale dei partner.

Già ad inizio anno uno studio del Carnigie Mellon University di Pittsburg aveva evidenziato che il matrimonio rende meno stressati; una ricerca dal fondamento prettamente biologico perché nell’organismo delle coppie che facevano parte del campione sono stati registrati bassi livelli di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress. Inoltre, sono state condotte ricerche che hanno dimostrato quanto il matrimonio riesca ad aiutare chi ha avuto un attacco di cuore, con maggiori probabilità di riprendersi, ma anche quanto la vita di coppia riduca il rischio di una pressione arteriosa pericolosa, di colesterolo cattivo e diabete di tipo 2. A dare ennesima conferma sui benefici del matrimonio c’è una nuova ricerca dell’University College di Londra e pubblicata qualche giorno fa sul Journal of Neurology, Neurosurgery & Psychiathry secondo la quale la vita matrimoniale, e più in generale quella di convivenza, riduce il rischio di demenza senile.

 

 

Coniugi e conviventi hanno il 30% in meno di probabilità di soffrire di demenza

 

 

I ricercatori londinesi hanno analizzato l’eventuale relazione e la condizione di tale rapporto tra lo stato civile delle persone (e quindi sposati, conviventi, single, divorziati o vedovi) e il rischio di sviluppare forme di demenza. Quello che ne è venuto fuori è che i coniugi o conviventi hanno il 30% in meno di probabilità di soffrire di patologie neurogenerative rispetto a chi, invece, per un motivo o per un altro vive da solo. Al contrario, per chi fa vita da single il rischio verso qualche forma di demenza sale al 42%, mentre per le coppie divise da un lutto la percentuale è del 20%.

Uno studio, si potrebbe dire, anche senza precedenti, perché gli esperti hanno analizzato i dati di 15 diverse ricerche internazionali sul tema, che di fatto hanno portato il campione di analisi a oltre 800mila partecipanti, tutti con un’età media di 72 anni e affetti da una qualche forma di demenza. Il meta-studio non ha evidenziato differenze tra uomini e donne, mentre i fattori principali che influenzano positivamente questa relazione sono: i coniugi/conviventi godono di una migliore salute fisica in questo caso c’è da considerare anche che i partner si prendono cura l’uno dell’altro – ma soprattutto la vita di coppia favorisce l’interazione sociale quotidiana, creando sempre nuovi stimoli cognitivi ai partner.

Il matrimonio, quindi, si aggiunge a quella lista (composta da grado di istruzione, salute fisica e legami sociali) di fattori che diventano prevenzione contro una qualche forma di demenza.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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