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#MaybeHeDoesntHitYou: un tweet per riconoscere gli abusi emotivi

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Gli abusi? Non sono solo quelli fisici, che lasciano i segni sul corpo e sui referti medici. Ce ne sono di più pericolosi: quelli che fanno leva su difetti, debolezze della vittima, spesso difficili da individuare e con conseguenze disastrose sull’identità della persona. Per questo, da qualche giorno, intorno all’hashtag #MaybeHeDoesntHitYou centinaia di utenti Twitter provano a raccontare le loro storie di abusi emotivi. Sono donne –ma c’è anche qualche uomo – che per anni hanno subito violenza psicologica dalla persona che avevano accanto, che hanno ignorato i segnali di quello che stava succedendo fino a quando non è stato troppo tardi, che qualche volta hanno provato a chiedere aiuto senza essere ascoltati ché della violenza mancavano i segni fisici. Tutte avrebbero avuto bisogno di qualcuno che dicesse loro magari non ti colpisce ma… (questo, letteralmente, il significato dell’hashtag, ndr), che le aiutasse a rendersi conto degli abusi che stavano subendo.

Troppo spesso si pensa agli abusi come qualcosa di lampante e visibile e che avviene solo sul piano fisico. –racconta alla BBC Zahira Kelly, la scrittrice di origini dominicana che per prima ha usato su Twitter #MaybeHeDoesntHitYou-  Da anni  provo a parlare sui social, ogni giorno, delle diverse forme d’abuso e di come possono manifestarsi”. Per questo, anche se nello spazio stringato e quasi anonimo di un tweet, le storie di chi ha voluto raccontarsi attraverso #MaybeHeDoesntHitYou provano “a far luce su situazioni pericolose come queste (di violenza psicologica, ndr)”.

 

Cinque segnali per chi teme di essere vittima di abusi emotivi

 

Seguendo l’hashtag e il flusso di cinguettii si ricostruisce, infatti, un vero e proprio catalogo di quelli che anche gli esperti riconoscono come sintomi di abusi psicologici ed emotivi. Gli abusatori “emotivi”, per esempio, sono sempre estremamente preoccupati della loro immagine pubblica, tendono a mostrarsi agli altri affascinanti, impeccabili, moralmente ineccepibili in modo da rendere poco credibile qualsiasi accusa nei loro confronti. Tra i loro comportamenti più frequenti c’è il mettere in imbarazzo la vittima, raccontando aneddoti e questioni personali, ridendo di lei anche negli ambienti digitali e pretendendone la complicità. “Anche quando il tuo partner rifiuta di dialogare, svia dagli argomenti che ti preoccupano e prova a manipolarti facendoti credere che il tuo punto di vista non sia valido, è una forma di controllo” – spiega un esperto di counselling alla BBC. Usare qualcosa che si è detto, un segreto che si è raccontato al partner (“il numero di storie o di partner sessuali precedenti, una fantasia erotica” specifica l’esperto, ndr) contro di lui può essere, inoltre, il sintomo di un abuso emotivo, esattamente come provare a scatenare la gelosia dell’altro.

La differenza con la violenza fisica? È, insomma, solo nel modo in cui gli abusi emotivi vengono percepiti dall’esterno. “Non immaginiamo neanche gli orribili effetti emotivi e psicologici di quello che provano le vittime di questo tipo di violenza – racconta ancora l’ideatrice di #MaybeHeDoesntHitYou- e anche se non viene classificata nella comune nozione di abuso, quella che comprende solo gli abusi fisici, è assolutamente reale. Il dolore delle vittime è assolutamente reale”.

Virginia Dara Siciliana di nascita, milanese e ora un po' romana di adozione. Le piace pensare di essere i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, i posti in cui ha vissuto, le persone che ha incontrato. Blogger da sempre e da anni collaboratrice freelance presso diverse testate online. Crede profondamente nel potere curativo della scrittura (e spera di poterne anche vivere!).

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