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Medico di base: ha l’obbligo di prescrivere le visite specialistiche?

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Il medico di base è per ogni cittadino il primo punto di riferimento sul territorio in materia di salute, costituisce cioè il primo livello di assistenza garantito dal Servizio Sanitario Nazionale.
Ci si affida al medico di famiglia per ogni dubbio e si tiene in considerazione il suo parere.
Uno dei suoi compiti è quello di valutare le condizioni dei pazienti e prescrivere gli esami clinici e gli accertamenti necessari a tutelare la loro salute.

 

Ma fino a che punto si spinge l’autonomia del medico nella prescrizione delle prestazioni specialistiche?

 

L’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, ai sensi dell’art. 8 del Decreto Legislativo n. 502/1992, come modificato dai decreti legislativi n. 517/1993 e n. 229/1999, all’articolo art. 52 disciplina quali sono i compiti del medico di medicina generale. Le prestazioni che può erogare sono varie, alcune sono totalmente gratuite mentre altre sono a pagamento.

Rientrano tra quelle gratuite:

  • visita medica generale, ambulatoriale e domiciliare;
  • prescrizione di farmaci;
  • richiesta di visite specialistiche;
  • proposte di ricovero ospedaliero;
  • assistenza domiciliare programmata;
  • redazione di alcuni particolari certificati medici (idoneità alle attività sportive non agonistiche, riammissione alla scuola dell’obbligo,…);
  • sutura di ferita superficiale e successive medicazioni, rimozione punti, etc…

Egli è , altresì, tenuto a tenere e aggiornare per ogni assistito una scheda sanitaria, che presenti un preciso quadro anamnestico, aggiornata di visita in visita e che traccia un percorso degli avvenimenti che riguardano lo stato di salute, eventuali ricoveri, interventi, le terapie svolte. Il medico di medicina generale è infine tenuto ad effettuare le vaccinazioni anti influenzali nell’ambito della specifica campagna per i soggetti a rischio organizzata dall’azienda sanitaria.

Le restanti prestazioni, quelle cioè che non sono classificabili come obblighi del medico di medicina generale possono essere comunque erogate dal medico nei confronti dei propri assistiti, ma dovranno essere retribuite poiché rientrano nell’ambito della libera professione.

 

Può rispondere dei danni causati a seguito di una mancata prescrizione di  un esame specialistico necessario?

 

Una coppia di Rovigo, in proprio e quali esercenti la potestà genitoriale sulla figlia, convennero innanzi al Tribunale i medici che ebbero in cura la moglie, l’Azienda ULSS 18 di Rovigo e la Casa di Cura Privata Città di Rovigo, al fine di accertare la responsabilità sulla nascita della figlia, affetta da sindrome di Down, con conseguente condanna degli stessi al risarcimento dei danni. La coppia sosteneva che i predetti professionisti, l’uno medico curante della madre e l’altra ginecologa,  non avevano adempiuto all’obbligo di fornire ai genitori  un’ adeguata informazione; che, in particolare, il medico di base pure a fronte di espressa richiesta di rilascio di impegnativa per amniocentesi o per ulteriori o differenti esami volti a conoscere l’esistenza di anomalie o malformazioni del feto, aveva escluso la necessità che la gestante vi si sottoponesse, in ragione dei connessi rischi abortivi e in assenza di precedenti familiari; che la ginecologa, a sua volta, aveva ritenuto la richiesta tardiva, essendo stato, a suo dire, superato il termine utile alla praticabilità dell’esame, laddove, per contro, lo stesso poteva ancora essere effettuato. Dunque, la signora sostenne di essere stata dissuasa dal sottoporsi alle predette analisi, e che, per l’effetto le era stato precluso l’esercizio del diritto alla interruzione volontaria della gravidanza, di cui agli artt. 6 e 7 della legge n. 194 del 1978.

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 2847 del febbraio 2015, dirime una questione particolarmente controversa, va cioè ad affrontare il riparto di responsabilità tra il medico di base e lo specialista oltre che ad individuare a quali richieste il medico di famiglia deve dare seguito e quali decisioni rientrino, per contro, nell’ambito del suo prudente apprezzamento.

In primo luogo la Corte, sulla scorta di un orientamento consolidato, precisa che “la responsabilità conseguente alla mancata ottemperanza agli obblighi informativi ha carattere contrattuale e che detta informazione deve essere completa, senza che si possa presumere il rilascio del consenso informato sulla base delle qualità personali del paziente, potendo queste incidere unicamente sulle modalità dell’informazione, la quale deve comunque sostanziarsi in spiegazioni dettagliate e adeguate al livello culturale del destinatario.

In seconda battuta, i Supremi Giudici, andando nello specifico a pronunciarsi sul caso posto alla loro attenzione, sentenziano che senza censure è da ritenersi la valutazione operata dai giudici di appello i quali correttamente hanno “valorizzato la qualità di medico di base di uno dei controricorrenti, scriminando tout court le allegate resistenze del professionista al rilascio di una impegnativa per amniocentesi, senza che si fosse prima pronunciato uno specialista”. Orbene, continua il collegio,  “la condotta del medico di base, nei termini in cui é stata ricostruita, appare ispirata a un doveroso e prudente tempismo. Rientra invero nei doveri informativi del buon sanitario allertare il paziente sui pericoli connessi all’espletamento di indagini invasive, invitandolo a consultare, prima di prendere una decisione definitiva al riguardo, l’esperto del settore”.

A nulla sono valse le controdeduzioni della coppia che insisteva sulla mancata ovvero tardiva informazione ricevuta da parte della stessa ginecologa, quando, per contro, i futuri genitori avevano avuto un colloquio con la stessa riguardante la praticabilità dell’accertamento, tale colloquio, evidenzia la Cassazione, non avrebbe avuto senso se i termini per praticare un’interruzione di gravidanza fossero già decorsi.

In conclusione, da tale ultima pronuncia della Suprema Corte emerge un chiaro principio: il medico di base non è tenuto sempre e comunque a prescrivere esami specialistici. Egli, invece, può e deve consultare uno specialista al fine di valutare, insieme, la necessità e l’opportunità degli approfondimenti clinici da adottare.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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