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Musicoterapia, cos’è e a chi serve: intervista a Diana Facchini

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Diana Facchini è docente di musica in un Liceo Musicale napoletano, Direttrice e docente dell’Isfom, Istituto di formazione in musicoterapia a Napoli, docente per l’area musicoterapica presso il Conservatorio di Ferrara e presso la SUN.

 

Si sente tanto parlare di musicoterapia, ma cos’è veramente?
E’ una disciplina che si occupa del benessere dell’individuo, che lavora sugli aspetti di disagio che l’essere umano può presentare. La parola -musica e terapia- nel suo duplice aspetto, vuole evidenziare quanto l’elemento sonoro possa essere un supporto terapeutico stimolante per il valore comunicativo che esso contiene.
A chi è rivolta e quali sono gli ambiti di intervento?
La musicoterapia si adatta a situazioni estremamente diversificate. Interviene quando la comunicazione è difficile, in ambito preventivo/riabilitativo e terapeutico, in un rapporto individuale o di gruppo.
La sua azione è legata maggiormente alla sfera emozionale o a quella cognitiva?
Parte dalla dimensione affettiva, in quanto fa leva sulle possibilità di stabilire un contatto intimo e prolungato con la propria emotività e con quella del terapista tramite il linguaggio sonoro, ma non è lontana dalla sfera razionale in quanto attenta a osservare gli aspetti cognitivi che intervengono a più livelli nel processo terapeutico.
Come si diventa musicoterapista?
Attraverso un corso triennale, nel quale si studiano materie inerenti aree trasversali di riferimento e cioè medica, psicologica, musicale e quella più specificatamente musicoterapica.

 

Quali sono gli “strumenti” della terapia?
La musica in terapia è quella che facciamo insieme all’utente a partire dai suoi bisogni espressivi, nonché dalle sue modalità e possibilità di comunicazione. L’utente non è passivo, ma attivo nella relazione. Stiamo insieme a lui sonoramente. Può sembrare strano che una persona che magari non ha mai suonato uno strumento, si attivi con il musicoterapista. In realtà accade proprio questo. Spesso chi non parla o presenta problemi sul piano cognitivo, o emotivo, produce sonorità e lo fa sostituendo perfettamente il piano verbale. Il musicoterapista deve possedere capacità empatiche e di relazione, mettendo a disposizione dell’altro la possibilità di sperimentare soluzioni di comunicazione significative. Il mezzo è il linguaggio sonoro con le sue numerose risorse e cioè strumenti musicali, livelli di improvvisazione, canzoni per l’utente, uso della vocalità e della corporeità.
Ci racconta l’Isfom?
E’ una scuola che nasce nel 1989, dopo una lunga esperienza maturata sul campo e che si formalizza nel 1996 nell’ISFOM, appunto, (Istituto Formazione Musicoterapia, telefono 3468014920) fondato dal compianto Gianluigi di Franco, pioniere della Musicoterapia internazionale e da Diana Facchini.
Oggi l’Isfom è rappresentato dal Consiglio Scuola. Tra gli altri docenti, nomi di rilievo internazionale, tra i quali i professori Benenzon e Odell.
Il percorso di formazione dura tre anni più 100 ore di tirocinio, ed è in linea con gli standard deontologici e culturali della EMTC, la Confederazione Europea di Musicoterapia. Dopo il triennio è previsto un percorso di supervisione in cui l’allievo è seguito nella sua esperienza di lavoro con un paziente. La formazione corrisponde ad un percorso equivalente ad una laurea di I livello.

Francesca Laccetti Psicologa - psicoterapeuta, musicoterapista. Lavora con le famiglie e conduce laboratori di crescita personale con forme d'arte. Ha studiato canto, disegna e ama leggere e scrivere. Considera essenziali passione e apertura al cambiamento, per vivere bene.

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