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Mutilazioni genitali: arriva una prima condanna in Egitto

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Condanna per mutilazioni genitali in Egitto. Gli attivisti ottengono un risultato per le loro lunghe battaglie su un tema tanto delicato. Un medico finalmente pagherà per aver mutilato una bambina poi deceduta.

Mutilazioni genitali: condannato un medico

 

Le mutilazioni genitali in Egitto sono vietate dal 2008. A gennaio 2015 Raslan Fadi, il medico in questione, era stato condannato a due anni e tre mesi per aver determinato la morte della tredicenne Souheir al-Bataa, residente in una piccola comunità di una città situata sul delta del Nilo. Sull’uomo pendeva l’accusa di omicidio.

Fadi era riuscito ad evitare il carcere giungendo a patti con la famiglia della bambina, donando del denaro in cambio di silenzio. Il medico aveva inoltre negato di aver tagliato i genitali della vittima, morta per “allergia alla pennicillina”.

Gli attivisti, desiderosi di ottenere giustizia per la piccola tredicenne, hanno fatto ricorso in appello, tanto che il medico  incurante di quanto accaduto e impegnato ancora a mutilare altre bambine, è stato sospeso dalla sua attività. La clinica in cui operava è stata definitivamente chiusa.

La condanna non ha risparmiato neppure il padre dell’adolescente uccisa. Il genitore, colpevole di aver chiesto al medico di sottoporre la figlia alla mutilazione, è stato condannato a tre mesi con la condizionale.

Le mutilazioni genitali femminili in Egitto registrano le percentuali più alte al mondo: secondo le stime dell’Onu, oltre il 90 percento delle ragazze e delle donne tra i 15 e i 59 anni sono vittime di questa pratica comune soprattutto in Africa tra musulmani, cristiani e animisti. La giustificazione di questa piaga la si ritrova anche nell’Islam: in un hadith, detto del profeta Maometto, pare che il Profeta avrebbe detto a una tagliatrice di clitoridi: “Taglia ma non troppo”.

L’età infantile è la più colpita dalla mutilazione: le bambine tra i sei e i tredici anni subiscono questa pratica. Gli attivisti lottano ogni giorno per modificare una concezione culturale secondo cui le donne non tagliate risultano impure. Questa procedura che consiste nella rimozione del clitoride e delle piccole e grandi labbra, cucite poi inserendo un pezzo di legno, lasciano al gentil sesso solo una piccola insenatura da cui far fluire urina e sangue mestruale.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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