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#NotOkay: su Twitter le donne raccontano le molestie

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Ea un vecchio su un autobus: mi mise le mani fra le cosce e sorrise. Avevo 12 anni. Le molestie sessuali non sono statistiche. Condividete la vostra esperienza: questa è la mia. #notokay“. In un tweet, in 140 caratteri Kelly Oxford, scrittrice e blogger americana, ha dato il via a #NotOkay una campagna per dare voce, quanto mai diretta, alla violenza che le donne subiscono quotidianamente. Tutto nasce dai numeri commenti sessisti di Donald Trump, il candidato repubblicano alla Casa Bianca, e da un video di parecchi anni fa in cui il magnate parlava delle sue esperienze sessuali in maniera sgradevole. Così la scrittrice di “Everything is perfect when you’re a liar” (Tutto è perfetto quando sei un bugiardo, ndr) ha deciso di raccontare la sua esperienza, perché le violenze non possono essere solo statistiche. Quello che è successo dopo è che Twitter si è scatenato; tante le testimonianze riportate dalle donne statunitensi, ma non solo, e l’hashtag nel giro di poche ore è entrato alla posizione numero uno dei trend topic del social network. Nel giro di due giorni le donne d’America hanno raccontato in 140 caratteri le loro esperienze e storia dopo storia si è arrivati alla cifra di 9 milioni tra tweet e retweet.Certo, sapevo che l’atteggiamento arrogante e sessualmente aggressivo mostrato dal candidato alla Casa Bianca nel video di 10 anni prima, era qualcosa che ci riguardava tutte. L’altra faccia di un’esperienza che agli uomini fa sorridere e a noi fa orrore. Una esperienza che tutte le donne conoscono bene – ha raccontato la Oxford al Washington Post -. Purtroppo le statistiche dicono che in America una donna su cinque è stata sessualmente molestata almeno una volta. Ma questa risposta di massa, che due giorni dopo sembra ancora non finire, ha scioccato anche me“.

 

 

“Una cultura dello stupro”

 

 

La Oxford è conosciuta negli USA soprattutto per i suoi tweet estremamente pungenti. In quello che l’ha poi resa una star dei social network diceva: “Se conosci il nome di cinque Kardashian, ma non di cinque Paesi in Asia, infila un coltello in una presa elettrica”. Una vera e propria star seguita da migliaia di persone, tant’è che oggi c’è anche una webserie ispirata ai suoi cinguettii. Il tweet che ha dato il vita a #notokay nasce come provocazione innanzitutto alle dichiarazioni sessiste di Trump, ma quando la scrittrice ha visto che milioni di donne seguivano il suo esempio raccontando le proprie storie, dando vita ad una sorta di outing collettivo, non si è tirata indietro e ha continuato a raccontare. “Nove milioni e mezzo di tweet dopo, al ritmo di due al secondo, volete continuare a negare che in questo Paese c’è una cultura dello stupro?” ha twittato ancora la Oxford, postando la foto della sua timeline. “Parlate, donne“. E le donne continuano a parlare, perché le molestie non sono solo numeri statistici e soprattutto non sono ok.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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