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Olimpiadi di Rio: i messaggi di speranza delle atlete

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La sport che unisce le culture, come sempre, come nell’animo di ogni importante competizione internazionale e soprattutto come spirito guida di questa 31esima edizione delle Olimpiadi estive che si stanno svolgendo a Rio De Janeiro. I giochi Olimpici più discussi delle ultime edizioni: per la situazione politica del paese con la presidentessa Rousseff immischiata nell’impeachment, per le minacce del terrorismo e infine per gli impianti non del tutto portati a termine. Nonostante tutto i giochi sono iniziati e come simbolo fanno proprio quello della pace rivisitato in una nuova versione, un imponente albero della vita messo lì a ricordare quando lo sport sia competizione ma che non importa la fede di appartenenza o il colore della pelle, l’importante è dare se stessi per portare a casa, se possibile, il risultato migliore. Olimpiadi dall’importante sapore politico e culturale che provano a parlare di pace con la prima squadra di rifugiati, una decina in tutto che sfilano sotto la bandiera del CIO. L’accoglienza e il rispetto per le differenze che si fanno sentire in questi giorni un po’ in tutti gli stadi delle competizioni; come nella famosissima spiaggia di Copacabana scenario del beach volley. Lì le egiziane hanno giocato non nella solita divisa, il bikini, ma interamente coperte e con l’hijab. Una cartolina per lo sport e non solo che diventa più che mai in questo periodo un importante messaggio di integrazione. “Sono orgogliosa di indossarlo – racconta una delle protagoniste Doa El-ghobashy, 19 anni e alla prima Olimpiade – il velo non mi impedisce di fare ciò che amo, come il beach volley“. La El-ghobashy gioca in coppia con Nada Meawad, diciottenne del Cairo, anche lei musulmana e anche per lei gambe e braccia coperte ma niente velo. A sfidarle le tedesche, diverse culture unite dalla passione per lo sport e che hanno acceso il pubblico brasiliano. La favola dura poco però perché le egiziane sono già fuori dal torneo: “Peccato sia finita presto – sorride Doa – ma siamo felici perché siamo in uno dei posti più belli al mondo per giocare a beach. E’ solo un anno che ci alleniamo e siamo già alle Olimpiadi: non possiamo che essere orgogliose“.

 

 

L’Olimpiade della speranza

 

 

Sono più che mai le Olimpiadi della speranza che aprono tra l’altro la porta a un futuro diverso: il CIO, infatti, apre ai transgender che da Tokyo 2020 potranno gareggiare tra uomini o donne senza l’obbligo di doversi sottoporre prima ad un intervento chirurgico di cambio sesso, come invece era previsto sino ad ora. Ma in un periodo di forte tensioni diventa importante anche il messaggio dell’americana Ibtihaj Muhammad, statunitense di fede musulmana che gareggerà nella specialità della sciabola con l’hijab o come le due atlete della ginnastica che riuniscono in un selfie la Corea del Nord e quella del Sud. Le medaglie si stanno assegnando ma per ora c’è già una grande vincitrice: la speranza.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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