Palestina: donne disabili lottano per i propri diritti

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Nei territori occupati della Palestina le donne con disabilità vengono stigmatizzate, allontanate dalla vita sociale e impossibilitate ad accedere al mercato del lavoro. Ma, tra le tante storie, ci sono anche quelle di donne con disabilità che in quegli stessi territori palestinesi lottano per i propri diritti, lavorano e studiano: come Doha, 23 anni, studentessa universitaria di Hebron con disabilità acquisita o Fidaa, affetta da nanismo, che gestisce un negozio di abiti e accessori femminili. Molte di queste donne fanno parte di ONG che si occupano di sostenere progetti volti all’integrazione e inclusione sociale e lavorativa a favore proprio delle donne disabili palestinesi.

Doha e Fidaa insieme ad altre 11 donne fino allo scorso 26 febbraio hanno girato parte del centro Italia, tra Rimini, Firenze, Roma, Ravenna. Una delegazione arrivata nel nostro paese per trovare nuove collaborazioni con università, camere di commercio, enti locali e istituzioni nazionali e per testimoniare che nonostante le difficoltà e le guerre che da decenni stanno martoriando quei territori, c’è una parte della popolazione che, grazie anche all’aiuto delle ONG, si batte per un cambiamento.

 

 

Per un’emancipazione femminile

 

 

Il viaggio in Italia delle 13 donne palestinesi rientra nell’iniziativa che si chiama “Donne in viaggio oltre le barriere della disabilità” ed è stata organizzata dalle ONG emiliano-romagnole Educaid, Aifo, Fish (Federazione italiana pe il superamento dell’handicap) e Dpi (Disable people international) Italia. Questo ONG sostengono tre progetti di inclusione sociale e di formazione e integrazione professionale-lavorativa per le donne disabili palestinesi:“Particip-Action” in Cisgiordania, che si occupa di sostenere le persone con disabilità che già operano nella West Bank, lavorando in particolar modo su diritto allo studio e al lavoro, barriere architettoniche e familiari e privazione del tempo per le madri che assistono figli disabili.

Gli altri due progetti, “Lavoriamo tutte” e “We work” che operano nella Striscia di Gaza – finanziati da Ministero degli Affari esteri, Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo e Regione Emilia-Romagna – sono stati maggiormente orientati all’autonomia professionale; “È stato creato un help-desk per cercare un impiego alle donne disabili disoccupate della Striscia di Gaza, sono stati realizzati training per insegnare a fare un curriculum e sostenere un colloquio di lavoro e sono stati avviati tirocini in aziende del territorio” ha spiegato Francesca Annetti di Educaid, e tra le altre attività in programma c’è anche la sensibilizzazione alle imprese private e organizzazioni no profit volte all’assunzione delle donne con disabilità.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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