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Parità salariale: l’Islanda chiede alle imprese di certificarla

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Costringere le aziende a dimostrare, attraverso una certificazione, che tra i propri dipendenti sia in vigore la parità salariale, indipendentemente dal sesso ma anche dall’etnia e dalla nazionalità. Tutto possibile in Islanda dove il governo ha annunciato una nuova legge che impone alle aziende con 25 o più dipendenti di esibire un certificato in cui si dimostri che la parità salariale non è solo frutto di promesse ma è nei fatti.

L’Islanda sarà così il primo paese al mondo a imporre alle proprie aziende di dimostrare la parità salariale; una decisione quella del paese scandinavo che, in ordine di tempo, segue quelle già attuate dalla Svizzera e dal Minnesota (USA) che già prevedono un tipo di legislazione che limita le disuguaglianze salariali in tema di salari. La differenza, però, starà proprio nel carattere obbligatorio della nuova legge islandese, che impone appunto di dimostrare la reale effettività dell’uguaglianza salariale. “È il momento giusto per fare qualcosa di radicale. Dobbiamo fare in modo che gli uomini e le donne godano di pari opportunità sul posto di lavoro. È nostra responsabilità prendere tutte le misure per raggiungere questo obiettivo“, ha commentato Thorsteinn Viglundsson ministro per l’uguaglianza e gli affari sociali.

 

 

Azzerare il gap entro il 2022

 

 

Lo scorso ottobre in tutto il paese migliaia di donne lavoratrici hanno incrociato le braccia sul posto di lavoro per protestare proprio contro le differenze salariali considerando che le donne rispetto agli uomini guadagnano in media dal 14 al 18 per cento in meno, percentuali ancora molto alte se si considera che l’Islanda sia stata nominata miglior Paese per la parità di genere dal World Economic Forum. Anche per questo motivo l’obiettivo del governo è di azzerare il gap entro il 2022; “Probabilmente qualcuno si opporrà parlando di inutile burocrazia – ha commentato Viglundsson -. Capisco che si tratti di un obbligo oneroso per le aziende, ma abbiamo imposto tali doveri perché bisogna essere audaci nel combattere le ingiustizie“.

Anna Peluso Nolana di nascita, romana di adozione. Ingorda di serie TV, discreta lettrice, amante del nuoto. In generale? Ama viaggiare ma i posti che ha conosciuto sono sempre troppo pochi. Sta meglio in acqua che sulla terraferma. Un giorno spera di fare della scrittura il suo lavoro.

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