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Pif: “Nella vita se vuoi fare del bene non devi chiedere aiuto al male”

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Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ospite alla IX Edizione dell’Italian Movie Award, nei giorni scorsi ha ricevuto in premio l’uomo vitruviano del Festival Internazionale del Cinema, presso La Cartiera di Pompei.

L’ex Iena della tv, irriverente con un pizzico di poesia ed incanto, ha rivelato a Luca Abete, conduttore della manifestazione e al Presidente Carlo Fumo, di aver sempre sognato di lavorare come regista. Lui, che all’attivo ha “solo due film”  – come dichiara – con ‘La mafia uccide solo d’estate‘, divenuta serie tv, dopo la nomination al David di Donatello si è guadagnato un Nastro d’Argento ed un premio all’European Movie Award. Il 2017 è stato l’anno della riconferma: nella sezione giovani dei David, Pif vince con la pellicola ‘In guerra per amore’.

 

Pif tra cinema e tv: confessioni inedite

 

Eroe del disincanto, capace di schiudere gli occhi alla verità e di farlo senza essere mai troppo “sopra le righe”, intimista nella sua scrittura e al contempo “incazzato” davanti alla realtà, per usare un suo eufemismo, Pif è il talento italiano per eccellenza.

Conduttore radiofonico e televisivo, attore, regista e sceneggiatore, l’uomo di Palermo tanto legato alle sue radici piace ai giovani, pur non essendo eccessivamente social.

 

– Pierfrancesco, oggi sei un personaggio affermato, ma come ti presentavi agli esordi?

Non pensavo assolutamente di andare in video e ho incominciato come cameramen…pensa un po’, poi ho fatto l’autore e alle Iene l’autore fa anche il cameramen. Sostanzialmente facendo il “cretino” in mensa ho detto: “Potrei anche pagare l’affitto con questa mia dote”, e quindi sono andato in video, spinto dagli amici. Mi sono poi ritrovato a fare il primo film a 39 anni…il mio sogno è sempre stato quello di fare il regista!

– Nei tuoi film denunci la mafia con ironia. Ti ha mai creato problemi questo atteggiamento nel privato e sul lavoro?

Quello che dico sempre, – non vorrei tirarmela – è che il fatto che io riesca a fare un film così senza rischiare la vita, a poter passeggiare per Palermo senza problemi, è un segnale. Sarebbe bello che ognuno facesse un film in questo modo: prendere in giro è una cosa liberatoria che sgretola il mito. A me piace distruggere il mito quando quest’ultimo non merita di essere tale.

– Non sei affatto un tipo “social”, ma ti impegni nella divulgazione educativa dei tuoi messaggi ai giovani attraverso cinema e tv. Sei consapevole del notevole impatto comunicativo che possiedi?

Non è che mi sveglio al mattino pensando di andare nelle scuole…ovviamente speravo che ‘La mafia uccide solo d’estate’ ci andasse e ne sono felice. Mi riempie di orgoglio perchè è un po’ come scrivere un libro scolastico; quando vedi l’impatto sui ragazzini. Però non è che voglio inseguire questa missione qua, è che mi piace raccontare un fatto storico accaduto (non so per quanto durerà questa propensione), che merita di essere divulgato come ‘In guerra per amore’ con lo sbarco in Sicilia, tappa fondamentale del nostro Paese, mai raccontata prima. Se succede di educare bene, ma non voglio essere insegnante…andavo malissimo a scuola, per cui faccio fatica a impostare il mio lavoro in questa tendenza.

– Attualità, realismo e poesia, sono un trinomio identificativo del tuo modo di lavorare. Come riesci ad armonizzarli?

Innanzitutto ci vuole una “incazzatura” tua, perchè se non hai quell’indignazione non ti viene di raccontare l’attualità con verità; poi quando scrivo ho la fortuna di non badare ad un’operazione di marketing, ma vado d’istinto e mi viene spontaneo raccontare una cosa importante, come si dice a Palermo, col “babbìo”, lo scherzo, e con poesia. Vi dirò una cosa forse ingenua, ma è quella che seguo: ho capito che nella vita se vuoi fare del bene, non devi chiedere aiuto al male che vuole sempre in cambio qualcosa.

– C’è un regista con cui ti piacerebbe collaborare?

Non c’è un regista, ce ne sono tanti. Ho avuto il mio periodo da cineforum in cui vedevo tutti i film sudamericani; secondo me vivo una fase in cui è importante vedere tanto. Non ho un regista in particolare con cui collaborerei, ma tanti insieme; da quelli della commedia all’italiana a Spielberg ad esempio. Io sono un insieme di tutti questi imput, per cui vi consiglio di vedere “tanta roba”, perchè vi aiuta inconsciamente a prendere una strada.

– Progetti futuri?

Ho sempre voluto fare il regista e su quello mi oriento. Ho due progetti in mente, anche se non riesco a capire per quali propendere. La televisione ti impone un limite di tempo. Se inizio a lavorare ad un’idea so già che si concretizzerà tra un anno-due, tra una cosa e l’altra. Vorrei uscire un po’ fuori dai racconti della Sicilia, ma ho un’idea che mi diverte molto…ed è tanto siciliana!

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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