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Playboy, torna il nudo in copertina

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Playboy compie un’inversione di rotta e sceglie di rimettere in copertina la nudità. L’ultimo numero della testata dopo un anno di ‘bando’ celebra l’evento su Twitter con l’hashtag #NakedIsNormal.

 

 

Playboy, la celebrazione della nudità

 

 

Nell’era della mercificazione femminile e del dilagare del porno online su internet, Playboy aveva scelto di non pubblicare più nudi in copertina. Ora la decisione è stata revocata.

Sulla rivista sono finiti tutti i volti delle donne più famose al mondo, consacrate come star dalla testata inaugurata a Chicago nel 1953 quale rivista osè. L’editore ha diffuso l’annuncio di un ritorno alle origini proprio lunedì scorso. Le conigliette devono essere visibili senza alcuna censura. Cooper Hefner, figlio del fondatore Hugh Hefner, oggi 90enne, ha sentenziato: “Togliere il nudo è stato un errore; oggi ci riprendiamo la nostra identità, rivendicando ciò che siamo”.

Una campagna mediatica accompagna la nuova tendenza. L’ hastag #NakedIsNormal lanciato su Twitter, correda la nuova copertina del numero di marzo/aprile con la Playmate del mese. Dal marzo 2016 sulla rivista non apparivano più donne come mamma le ha fatte, credendo così di rilanciare la lettura e tiratura di Playboy. I risultati sono stati deludenti e il pubblico maschile ha decretato il fallimento dell’iniziale dietrofront.

Il mensile corredato da scatti fotografici, articoli di moda, costume, sport, politica ed interviste, lanciò in prima pagina un’esordiente Marilyn Monroe come Playmate, ovvero coniglietta, dal logo della rivista comparso sul suo secondo numero e creato da Art Paul. La leggenda metropolitana del mensile cult, è stata rimossa negli anni da molti punti vendita a causa dei suoi contenuti ritenuti troppo spinti; è vietata ad esempio la vendita di Playboy in India, Pakistan, Iran, Arabia Saudita, Malesia, Cina, Birmania, Singapore, Brunei e Thailandia. La rivista ha incontrato  molte opposizioni non solo da parte di tanti governi orientali ed occidentali, ma soprattutto da parte delle donne che rivendicano la non mercificazione dell’immagine femminile.

 

Pina Stendardo Collaboratrice freelance presso diverse testate giornalistiche on line, insegue la cultura come meta cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Amante del cinema e della poesia, nel tempo libero si dedica alla recitazione. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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