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Prima casa: anche se hai un debito, non possono pignorarla

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Il famoso Decreto del Fare, D.L.  69/2013, ha stabilito l’impignorabilità da parte di Equitalia della cd. “prima casa”. In particolare, in tema di “semplificazione fiscale – Pignorabilità delle proprietà immobiliari” veniva specificato come “Se l’unico immobile di proprietà del debitore è adibito ad abitazione principale non può essere pignorato, ad eccezione dei casi in cui l’immobile sia di lusso o comunque classificato nelle categorie catastali A/8 e A/9 (ville e castelli)”. Da ciò discende che se il contribuente acquista dopo la prima casa anche un altro immobile (anche un terreno ad esempio) allora diventano pignorabili entrambi. Tra gli immobili che fanno cumulo non si considerano garage e cantine che sono viste come pertinenze dell’abitazione.
Per tutti gli altri immobili, il valore minimo del debito che autorizza il riscossore a procedere con l’esproprio (pignoramento e poi vendita), è stato innalzato da 20mila a 120mila euro; per debiti sopra i 20mila euro al più Equitalia potrà iscrivere ipoteca sull’immobile.
L’esecuzione dell’esproprio può essere resa effettiva non prima di 6 mesi dall’iscrizione dell’ipoteca, mentre in passato erano sufficienti 4 mesi.

Il primo problema che è stato posto all’attenzione del Ministero dell’Economia e della Finanze è stato quello relativo all’applicazione della nuova normativa. Il predetto Ministero ha espresso parere negativo in merito ad una possibile retroattività del beneficio, assestando la propria posizione su di una validità limitata unicamente ai procedimenti a venire. Orbene, in linea con tale visione le espropriazioni avviate prima del 21 giugno 2013 non risultano affatto protette dalla norma, al contrario di quelle avviate dal giorno successivo in poi. Nello specifico tutto gira attorno all’articolo  52, comma 1, lettera g), del D.L. 69/2013 (convertito con modificazioni dalla Legge n.98/2013) che ha modificato la formulazione dell’articolo 76 del DPR 602/73 (“espropriazione immobiliare”), ma tra il vecchio ed il nuovo tenore della norma manca, però, una disposizione transitoria che possa regolare i giudizi di esecuzione al momento in atto.

 

L’interpretazione della Cassazione

 

L’ interpretazione fornita dal Ministero non è stata considerata valida in tutte le situazioni ed in tutti i casi e per questo ci si è dovuti rivolgere alla Suprema Corte di Cassazione per ottenere una risposta che potesse stabilire una volta per tutte quale fosse la disciplina da applicare per i giudizi in corso.
I giudici di legittimità, con la sentenza n. 19270 del 2014, hanno chiarito che “la mancanza di una disposizione transitoria comporta che debba essere applicato il principio per il quale, nel caso di successione di leggi processuali nel tempo, la nuova norma disciplina non solo i processi iniziati successivamente alla sua entrata in vigore, ma anche i singoli atti di processi iniziati prima”. In parole povere: ogni provvedimento di pignoramento relativo alle cartelle esattoriali di Equitalia non pagate dovrà essere annullato.

Non essendo una norma introduttiva di un nuovo principio di impignorabilità assoluta della prima casa, essa costituisce unicamente una disposizione di carattere processuale, volta a regolare e limitare l’azione esecutiva dell’agente della riscossione. Infatti, sono esclusi da tale beneficio gli immobili di lusso anche se costituiscono unico bene di proprietà ed abitazione del soggetto e può riguardare solo i procedimenti avviati dall’Ente di riscossione dell’Agenzia delle Entrate e non esclude i pignoramenti in tutte le situazioni, quindi allo stato attuale la prima casa è, e resta, pignorabile, così come lo è sempre stata, da parte di tutti i creditori privati.

Diana Ferrara Ama le lingue e i viaggi “on the road” auto-organizzarti, alla scoperta dei piccoli gioielli del Mondo. Sogna di diventare magistrato. Nel frattempo, si divide tra la frenesia della città e la casa in campagna, nella quale si rilassa con un buon libro tra gli alberi da frutta.

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